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Ad avallare tale tesi, il fatto che crescesse inspiegabilmente sotto terra. E come se non bastasse, non era mai stata citata nella Bibbia. Una pessima fama insomma, che si tradusse in esorcismi, processi e addirittura condanne al rogo si sacchi di patate, bollate come cibo da streghe.

In Russia si preferì per un lungo periodo morire di fame piuttosto che cibarsi del frutto del diavolo, proprio lì dove, con polpa e fecola di patata, viene ancora oggi prodotto uno dei più famosi distillati del mondo, la vodka. L’ignoranza culinaria fece il resto. Assimilando le patate ad altri vegetali, si pretendeva di consumarli “nature”. Esemplare è il caso di Filippo II di Spagna, il quale nel 1565 inviò alla corte di papa Pio IV un sacco di patate, che vennero scambiate per tartufi e quindi assaggiate crude, con ovvio disgusto.

Oggi le patate rappresentano la coltivazione fondamentale nonché la maggior fonte di carboidrati nella dieta di centinaia di milioni di persone nei Paesi in via di sviluppo. Le patate, infatti, forniscono 85 kcal per 100 gr., e il contenuto in carboidrati è considerevole (18%). In più, costituiscono un’importante forte di vitamina C, potassio, altri minerali e fibre. È il quarto raccolto planetario dopo il podio cerealicolo del frumento, riso e mais.

In Italia la loro produzione è pari solamente al 3% rispetto a quella dell’intera Unione Europea.  Secondo le stime della FAO, attualmente il 60% della produzione mondiale di patate è destinata all’uso alimentare, il 25% all’alimentazione animale e il restante è utilizzato per scopi industriali, ovvero per produrre alcol e amido.

Il consumo di patate, al giorno d’oggi, si sta evolvendo da metodi di consumo diretto del prodotto acquistato fresco, all’uso di prodotti industriali a base di patate. Uno degli impieghi principali è quello delle patate surgelate servite nei fast food, il cui consumo annovera oltre le 11 milioni di tonnellate annuali.

Un percorso degenerativo è incombente: si perde tutta la genuinità di un tempo, dalle patate al selenio ai junk food serviti nei fast food ed è proprio a quest’ultimi che la patata viene sempre più associata, dove le patatine fritte sono preparate esclusivamente con olio di origine vegetale e con un procedimento unico che le rende sempre leggere e croccanti. In molte di queste multinazionali, di certo non traspare il minimo accenno all’utilizzo di ingredienti poco consoni, anzi viene divulgata un’auto immagine di qualità e genuinità perfino salutista. Basterebbe solo un minimo sforzo, un pizzico di informazione in più, per capire ciò che è buono da mangiare e lasciar perdere purea istantanei e patatine disidratate in busta.

In parte ci stiamo riuscendo, dato che negli ultimi anni il consumo del tubero fresco è aumentato in maniera considerevole. Tanto di guadagnato in qualità, salute e bontà.

Valeria Vanacore