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La Bella di Cerignola altro non è che una cultivar di olivo, un ecotipo derivato da una mutazione della cultivar Oliva di Cerignola. Coltivata in un ristretto areale della provincia di Foggia, è impiegata sia per produrre, ovviamente, un ottimo olio extra vergine d’oliva, sia da consumare in salamoia. Durante l’evento Oli d’Italia 2013 a Città del Gusto Napoli, abbiamo avuto modo di assaggiare queste olive e di conoscere Domenico Rubino e Mimmo Cianci della Cooperativa la Bella di Cerignola.

Domenico Rubino, Responsabile di Produzione, ha dichiarato: «quest’oliva, dal suo nome la Bella di Cerignola, è già un’oliva di per sé affascinante. La particolarità della nostra oliva è che, oltre ad essere un’oliva D.o.p., presenta una polpa molto particolare la cui grandezza è espressa con G (grande) , GG (due volte grande), GGG (tre volte grande)».

In effetti non gli si può dar torto. Noi abbiamo assaggiato questa qualità di olive ripiene, preparate tipo all’ascolana ma farcite di merluzzo. E, a dir la verità, meritavano.

Un tipo di oliva che, grazie ai suoi valori nutrizionali, entra trionfalmente a far parte della dieta mediterranea. Come afferma Mimmo Cianci, Responsabile Controllo Qualità: « quest’oliva presenta il vantaggio di possedere una percentuale di grassi molto bassa rispetto agli altri tipi d’olive, pari al 4%, quindi si presta bene come dieta mediterranea. Per quanto riguarda il mantenimento del prodotto, si osserva mensilmente il valore dell’acidità che deve mantenersi elevato».

Valeria Vanacore