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E’ vero: fuori dai tripli o quadrupli sensi della lingua gergale, la patata piace, soddisfa e sazia tutti, uomini e donne indistintamente. Se è fritta, poi, l’orgasmo è assicurato.

Sapore dell’infanzia per orde di cittadini; sapore di spuntini on the road con le poche lire in saccoccia trafugate con destrezza da qualche salvadanaio; sapore dall’aria global, ma tanto diverso da uno Stato all’altro per compagnia di salse, sali e condimenti vari.

La patata tira, c’è poco da fare; ci piace da sempre: da assuefazione, libera dopamina e rilassa.

Una dopo l’altra, a ogni crok nel palato ci trascinano fino al termine del pacco, a leccarsi le dita coperte di briciole salate.

Le chips sottili restano le padrone indiscusse del mercato. La forma è perfetta per scatenare i sensi, il profilo sinuoso, ondeggiante, croccante, le rende attraenti come donne dal corpo antico, simili al tracciato di curve imprevedibili della statale 45.

La patata fritta in busta ci piace per tante ragioni e continuiamo a mangiarla con gusto affrontando i moniti di salutisti e dietologi. Oggi però qualcosa è cambiato: la patata italiana continua a perdere punti! E’ la dura realtà dei fatti e del palato: la patata italiana è in crisi!

San Carlo, la già citata Amica Chips, PAI, ICA, Pata e tante altre famose o meno, provate negli autogrill sbevazzando la classica birra da sosta oppure durante gli interminabili compleanni di figli e nipoti, perdono punti al confronto con le anglosassoni, da sempre al top per gusto, untuosità, croccantezza, salatura e aromi.

Le imperdibili , le Burts, le Kettle, le costose Darling Spuds, ma anche le svizzere Zweifel e le americane Terra Chips vincono le italiane per sapore e qualità organolettiche.

Tra tutte le Burts primeggiano con una produzione artigianale old style e il perfetto equilibrio gustativo.

Oggi però, resi i dovuti onori alle sovrane inglesi, mi sento di spezzare una lancia a favore di prodotti meno conosciuti, introvabili in Italia, e lanciare una sfida ai degustatori di patata più esperti e agli importatori: la patata J.Garcia di Castellòn, l’andalusa San Nicasio da Cordoba, la basca Sarriegui, le castigliane Garijo Baigorri e Anavieja.

Tra tutte le patate spagnole vincono a insindacabile parere della giuria internazionale del nostro tasting, la San Nicasio e la J.Garcia per croccantezza, gusto di patata, lieve aroma a olio d’oliva e giusto punto di salatura.

Patate molto differenti dalle inglesi queste spagnole, con un gusto più autentico, originario, contadino, un po’ pane e paparuol' e forse per questo più gradite ai palati arcaici come il mio. Quasi tutte fritte in olio d'oliva!

Se un giorno la patata italiana si risolleverà e conquisterà nuovi splendori non è dato saperlo.

Per il momento la crisi perdura e il consiglio è cercare all’estero ciò che in patria decade a vista d’occhio. 

 

L.O.

 

 

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