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Col tempo, forse per somiglianza fonetica, da succiole si è passato a giuggiole,  e se si pensa ad entrambe le locuzioni, al sapore dolce e alla bontà dei frutti menzionati sia l’una che l’altra variante hanno ragione  d’essere, specie se si immaginano tempi in cui i dolci non erano all'ordine del giorno.

L'espressione, oggi, è ben diffusa lungo tutto lo stivale ma lo stesso non si può dire per le giuggiole, frutti spesso sconosciuti e poco presenti sui banchi dei mercati che insieme ad altre specie, come le sorbe, sono finite quasi nel dimenticatoio.

Il giuggiolo, albero delle giuggiole, originario dell’Africa settentrionale e della Siria cresce bene nelle zone calde ma resiste anche a temperature fredde,  i suoi frutti, che somigliano ad un’oliva, maturano tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno. I frutti prima della maturazione si confondono bene con le piccole foglie di colore verde e solo verso l’autunno cominciano a scurirsi e a divenire color ruggine. Le prime giuggiole sono croccanti e la polpa, appena aspra, ricorda la mela verde sia per colore che per sapore ma man mano diventa sempre più zuccherina e  prende il colore e la morbidezza della crema alla vaniglia. Poi se lasciate appassire rivelano una dolcezza e un gusto unico.

Gli alberi della giuggiola oramai poco diffusi hanno per lo più una funzione ornamentale e i frutti, se consumati, vengono prevalentemente mangiati freschi. In passato invece erano usati in cucina con le carni, per confetture, sotto spirito e in decotti per combattere la raucedine e la tosse, poi una volta appassiti erano la base ideale per un liquore chiamato per l’appunto brodo di giuggiole.

Ad Arquà Petrarca in provincia di Padova gli alberi di questo frutto crescono copiosi tanto  che le giuggiole, localmente dette zìzole, sono inserite tra i prodotti agroalimentari tradizionali del Veneto e ogni anno all'inizio dell'autunno si celebra la varietà dei Colli Euganei con una festa in costume medievale. Quest'anno l'appuntamento è fissato per domenica 6 e domenica 13 ottobre.

 

  Floriana Schiano Moriello