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La parola legume deriva dal latino legumen, leguminis che include semi commestibili. Sin dai tempi più antichi, è da sempre risaputa la loro cruciale importanza all’interno di una dieta equilibrata. I legumi sono un vero portento e un importante apporto di proteine che, abbinato con quello dei cereali, non ha nulla da invidiare alla carne animale – anzi, è ancora più benefico.

Andando un po’ a ritroso nel tempo, non è difficile trovare testimonianze sull’uso  dei legumi come alimento di base oltre ventimila anni fa, in alcune culture orientali. I fagioli, invece, sono stati coltivati per la prima volta circa cinquemila anni fa dalle prime civiltà messicane e peruviane, ed erano diffusi sia tra le civiltà azteche ed incas (che videro animali come i maiali soltanto durante la sanguinosa conquista operata dagli spagnoli per il possesso dei nuovi territori dopo la scoperta dell’America, ndr)

In epoca medievale, i legumi erano il cibo tipico delle classi più umili e meno agiate come quella monastica, che in opposizione alla mentalità delle classi più nobili – che vedevano nel consumo di abbondante carne e grassi animali un sintomo di superiorità sociale – auspicava a diffondere un modello di alimentazione più morigerato, in particolar modo in ottica religiosa;  ai legumi si attribuiva un valore sovrannaturale appartenente alle figure dei monaci eremiti che disprezzavano e condannavano peccati come la gola e la lussuria. Inoltre, non solo entrarono gradualmente all’interno della dieta giornaliera, spesso macinati e combinati con la farina di frumento (specialmente fave e ceci, venduti sotto forma di cicera et panicum nel periodo quaresimale), m potevano essere conservati per mesi senza che perdessero il loro alto valore nutritivo e le loro proprietà organolettiche, il che consentiva una  maggiore disponibilità di cibo tra un raccolto e l’altro e derrate più durature in caso di calamità come carestie ed epidemie.

L’importanza delle leguminose è stata testimoniata da numerosissimi pittori, dai maestri fiamminghi come Pieter Bruegel il Vecchio, o Pieter Claesz con le sue famose nature morte, cariche di frutta fresca e secca. Ma anche i pittori italiani, come Vincenzo Campi (Mangiatore di Fagioli con famiglia), Gioacchino Assereto (Giacobbe ed il piatto di lenticchie), e Annibale Carracci (Il mangiatore di fagioli) hanno spesso inserito i legumi nelle loro opere, dove volevano avvicinarsi quanto più possibile alla realtà contadina, quella fatta di tanto lavoro e pasti frugali. Ma anche artisti più contemporanei hanno inserito i legumi nelle loro opere con significati più o meno diversi, come il surrealista Salvador Dalì, con la sua Morbida costruzione con fagioli bolliti: premonizione di guerra civile, datata 1936 e rappresentativa del delirio di potenza dell’uomo e delle sue sanguinose guerre, o l’icona pop Andy Warhol, con la sua Campbell Black Bean Soup, chiaramente indicativa della grandissima diffusione degli scatolami nell’America del boom economico postguerra.

E nel cinema? Basta guardare uno spaghetti western per comprendere l’importanza iconografica dei legumi proprio nei film di questo genere. Celebre è la scena iniziale del capolavoro di E.B. Clucher Lo chiamavano Trinità, dove Terence Hill entra in una locanda e attacca un pentolone di fagioli con salsa al pomodoro. Ciò che molti non sanno è che la  scena è stata girata una sola volta, con Terence Hill a digiuno da 24 ore , così da rendere estremamente realistica la scorpacciata! Come dimenticare poi los frijoles, i fagioli in umido consumati avidamente da Clint Eastwood in Per un pugno di dollari  di Sergio Leone?

Ma anche dall’altra parte del globo terracqueo, in terra nipponica, i legumi rivestono una importanza cruciale nella cultura del paese.  Yasujiro Ozu  nel suo film Le sorelle Munekata, è celebre la frase di chiusura ‘i monti di Kyoto hanno il colore di un flan di azuki’ – un budino di fagioli azuki estremamente diffusi nel paese nonché dolce molto diffuso nella cucina giapponese assieme ad altre leguminose come la soia.

Insomma, questi piccoli semi da noi spesso bistrattati o declassati ad alimento da ‘dieta’, non solo contengono tantissime proprietà benefiche , ma hanno anche una lunga e antichissima storia !

Mary Sorbillo