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Per questo motivo al carciofo gli si attribuivano poteri afrodisiaci, dato che racchiudeva l’oggetto del desiderio di Giove. In effetti, per  conquistare il “cuore” del gustosa pianta bisogna pazientare un po’, denudarla di tutte le sue foglie esterne e a volte spinose (in siciliano cosca, nome attribuito dalla mafia alle sue associazioni) per godersi la parte migliore.

Nel XV secolo era già consumato in Italia, mentre in Francia fu introdotto da Caterina dè Medici, di cui ne faceva enormi scorpacciate a corte, soprattutto ripieni di uova e selvaggina.

Nella pittura europea rinascimentale, il carciofo fu uno dei protagonisti prediletti di numerose opere quali La fruttivendola di Vincenzo Campi, Natura morta di asparagi, carciofi, limoni e ciliegie di Blas De Ledesma, Cucina di Floris van Schooten e Vertumno di Arcimboldo. Da non trascurare è la presenza del carciofo anche nell’arte scultorea: appare, difatti, alla sommità di diverse fontane monumentali di Firenze, Napoli e Madrid.  

Fra le varietà più famose si annoverano il carciofo di Paestum IGP, il Brindisino, lo Spinoso sardo, il Catanese, la Mammola, il Romanesco, il Verde di Palermo, il Violetto di Toscana, il Precoce di Chioggia, il Mazzaferrata di Cupello, il Violetto di Provenza e il Violetto di Niscemi.

Attualmente il carciofo è molto consumato per la ricchezza dei valori nutrizionali e per le sue proprietà terapeutiche. Sono ricchi di acqua e carboidrati, minerali quali sodio, potassio, fosforo e calcio, vitamine B1, B3 e C. Vanta di effetti diuretici, antiossidanti ed epatoprotettivi. È un alimento tonico e digestivo, ricco di ferro, e favorisce, grazie alla Cinarina, l’abbassamento del livello del colesterolo.

Occhio però alla stagionalità! Ancora un paio di settimane e non ve ne saranno più. Quindi affrettiamoci e sbizzarriamoci in cucina. Aneddoto importante: del carciofo non si butta via nulla! Con i gambi si può preparare una gustosa frittata, mentre le foglie esterne possono essere impiegate per preparare una tisana purificante. Il decotto di foglie, inoltre, è indicato contro l’arteriosclerosi e l’artrite.

Se vi state chiedendo come fare a riconoscere un buon carciofo, la risposta è semplice. Qualsiasi buon carciofo deve presentare determinate caratteristiche. Punta chiusa prima di tutto, altrimenti cattivo segno! Le foglie esterne devono essere di colore verde scuro, quelle interne tenere e prive di peluria. Il gambo tenero e senza ammaccature. Un Re Carciofo insomma, come quello elogiato da Pablo Neruda nel suo poema Oda a la Alcachofa, ovvero “Ode al carciofo”.

Valeria Vanacore