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Cultura&Spettacolo
Strumenti

The Vegetable Orchestra è un progetto unico al mondo nato a Vienna dal genio di un gruppo di artisti poliedrici. Gli strumenti musicali sono realizzati artigianalmente a partire dalle verdure comuni nei nostri mercati: dai flauti carota alla chitarre sedano, passando per le zucche tamburo, le melanzane da percussione e il violino porro.

In natura ogni cosa ha un suono ben definito e si racconta nella musica di un bosco sotto la pioggia, nello strusciare della maretta sui ciottoli, nello scroscio di una cascata. The Vegetable Orchestra strappa alle verdure un suono netto, definito e lo mescola con una sana sperimentazione elettronica, creando uno stile difficile da definire: tribale, ipnotico, sciamanico, il suono di Madre Terra con tutte le sue creature. Nei tre dischi realizzati in studio, si fondono senza soluzione di continuità beat House, musica elettronica e tecno sperimentale, Free Jazz, Noise, Dub, ambient e cento altre sonorità del panorama contemporaneo.

Gemise è del 1999 e ci regala il ritmo tribale  che caratterizzerà il gruppo nel lavoro successivo, Automate, disco di maturità sonora compiuta, capace di stregarci con la percussione forsennata di ASP in apertura, il viaggio attraverso un’Amazzonia immaginaria in Stoik, l’urlo delle arpie dantesche in Noise e di nuovo la percussione, stavolta cullante del pezzo di chiusura, Automate, che regala il nome al disco. Un trip di sensazioni sonore, amplificate in Onionoise, dove la sperimentazione raggiunge livelli d’incomunicabilità. Cosa ho appena ascoltato? Krautrock, 1 minuto e 37 di chitarre elettriche molestate, degno di un disco heavy metal, Brazil dove tornano le sonorità della foresta il concerto di rane la pioggia gli uccelli oppure Excess Pressure Symphony, una molestia uditiva di oltre sette minuti e l’ansia di bombe in caduta, treni in partenza, motori in riscaldamento. E poi Le massacre de Printemp che gioca con un titolo di Stravinsky, quel Le Sacre du Printemp precursore dell’opera contemporanea e composizione innovatrice del balletto russo. Appropriato uso delle percussioni e degli archi in entrambe le versioni.

La purezza di suono in ogni singolo vegetale rivela il lavoro accurato, l’accorta cesellatura delle verdure, lo studio che precede ogni opera per la quale gli strumenti musicali sono elaborati ad hoc. Lo stesso accade per i concerti dal vivo che si arricchiscono di un contenuto gastronomico: la zuppa di verdure realizzata da un cuoco con gli scarti della lavorazione. I vegetali sono acquistati freschi al “naschmarkt” di Vienna oppure nei mercati locali vicini alle location dei concerti, per garantire la qualità dei prodotti e la sonorità degli strumenti. Eccellenti verdure danno ottimi suoni, verdure scadenti stonano l’ensemble.

Non sono vegani, non domandatelo più. Hanno scelto i vegetali piuttosto che un qualunque altro oggetto per far musica, semplicemente perché possono essere mangiati e completano l’esperienza artistica con quella culinaria.

The Vegetable Orchestra declina il cibo in musica, svela il suono della natura e ci consegna un’opera esclusiva nel panorama musicale contemporaneo.

L.O