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Cultura&Spettacolo
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Fino al 24 ottobre il museo Madre di Napoli ospita la più ampia rassegna retrospettiva di Mimmo Jodice, maestro della fotografia contemporanea in bianco e nero.

Più di cento opere ripercorrono l’esperienza artistica di Jodice fino ad arrivare alla nuova raccolta: Attesa.

Attraverso il suo sguardo Jodice ci conduce nella Napoli degli anni Sessanta e Settanta, nei suoi vicoli, nella quotidianità dei suoi cittadini. Questo il ciclo dedicato alle tematiche politico sociali allestito al piano terra del Madre.

 Gli scatti dedicati a Napoli appartengono al legame che Jodice instaura con la cultura del Mediterraneo. La mostra non segue il tempo lineare della storia, ma quello ciclico delle stagioni, e della natura. Il rapporto con natura, cibo, realtà quotidiana, oggetti creati dall’uomo è al centro delle raccolte Eden e Isolario Mediterraneo

Nello sguardo antropologico del fotografo, il particolare legame dei popoli del mediterraneo con la natura e con il cibo. Animali marini appena pescati o pronti per essere cucinati, forchette e utensili per prepararsi a quello che per i popoli del mediterraneo è un rito: il banchetto,  la cui sacralità è insegnamento della cultura greco romana. Due capolavori dell’archeologia mediterranea sono infatti fonte di ispirazione per Jodice: la scultura in marmo bianco del Compagno di Ulisse e il busto in bronzo di Artemide.

 Ma Eden non racconta solo la convivialità, è espressione di tutte le forme della quotidianità, del consumo, del valore insensato della merce. Eden sono tutti gli oggetti che consumiamo e che appartengono al nostro abituale arredo: forchette, caschi, forbici, articoli di vestiario, guanti di gomma per lavare i piatti; prelievi dalla natura, animali macellati, teste di agnello o di pesce, mucchi di zampe di polli, carne tritata, piante di appartamento con gli aculei. La rivisitazione della natura morta restituisce a questo genere pittorico, ora anche fotografico, la sua peculiarità: rappresentare un pezzo di natura privato della vita.

Al terzo piano le opere di Attesa riallacciano il filo rosso del tempo circolare greco fino alla concezione del desiderio, dell’attesa e del vuoto tipiche della contemporaneità. Il carattere metafisico e concettuale si riassume nella fotografia di una mano che impugna una penna, sulla foto c’è scritto : “ vera fotografia”. E’ una ripresa del tema dell’apparenza caro a Magritte in ceci n’est pas une pipe. Così conclude il fotografo napoletano: «L’attesa appartiene ad ognuno di noi. Tutti attendono o hanno atteso qualcosa, come si fa a rendere visibile l’attesa? Il risultato di quel che ho prodotto finora è in una delle stanze del Madre>>.

Elèna Lucariello