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Cultura&Spettacolo
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Scomporre la realtà in ideologici frammenti per carpirne il senso. Per poi accorgerci che il senso non esiste se non nella misura in cui noi lo concepiamo. E’ tutto un fluire di comportamenti ed accadimenti, dove ogni cosa è contemporaneamente sé ed altro da sé. Questo lo sa bene Shusaku Takaoka un graphic designer giapponese dissacrante e provocatorio. Nelle sue rappresentazioni icone e miti di vari tempi e vari media si uniscono per ribaltare il senso comune e crearne uno alterato, astratto ma assolutamente figlio della società moderna. Una società in cui ogni cosa muta prima ancora di manifestarsi, dove l’iperconnessione trans e multi-mediale bombarda le nostre menti di associazioni più o meno semantiche prima di oggi assolutamente impensabili.


Dove le logiche del consumo e del consumismo hanno radicalmente cambiato anche le più basilari classificazioni qualitative, alterando la stessa percezione di ciò che ci circonda.
Prendete ad esempio il settore food, qui nella sua variante junk. Alcune delle maggiori opere d’arte vengono prese, destrutturate nel loro senso più profondo per essere accostate a pietanze strettamente commerciali.
Osservare note sculture destreggiarsi in pose plastiche tra tranci di pizza e porzioni di patatine è quasi come ricevere un pugno nello stomaco. Vien da chiedersi se questa corsa social estremamente attuale assieme al fenomeno di mode sempre più passeggere non ci stia completamente alienando da logiche maggiori, da una sorta di “stasi” atemporale che incellofanava il bello che fu per poterlo replicare in più modi e forme.


Notevole anche l’opera dei visitatori di un museo persi ad ammirare un quadro che altro non è che un tabellone di un fast food con tanto di prezzi e foto di alimenti.
E’ un rovesciamento di princìpi e valori che inquieta non tanto per quello che è, non tanto perché avviene oggi ma perché è una istantanea di un fallimento. A cui questa società, di questo passo, difficilmente può porre rimedio.
Tutto questo è Shusaku Takaoka, un uomo che tramite le proprie opere diventa un centro nevralgico di connessioni più o meno dirette tirate secondo la sensibilità della propria anima.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Massimiliano Guadagno