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Cosa si nasconde dietro una bevanda di uso quotidiano? Può una tazza di caffè nascondere una storia, un’esperienza, un memento?

Si struttura così Caffè, il nuovo film di Cristiano Bortone (alla regia di Rosso come il cielo, insignito del premio David Giovani ai David di Donatello 2007) , presentato ai Venice Days 2016 e che ha già riscontrato un’ottima accoglienza. Il filo di Arianna del film è proprio il caffè, che lega le storie di tre personaggi molto diversi tra loro ma con una cosa in comune: la voglia di rivalsa e la riscoperta di alcuni valori essenziali che apparivano dimenticati.

Il film si snoda tra tre paesi estremamente differenti: Il Belgio, l’Italia e la Cina. Protagonisti sono Hamed, un giovane uomo fuggito dall’Iraq alla ricerca di una realtà più rosea di quella del suo paese, che gestisce un piccolo banco dei pegni e al quale, durante una manifestazione di protesta viene sottratta un’antica caffettiera d’argento cui era molto legato. Scoperto il ladro, Hamed va contro ai suoi principi di pacifismo e cercherà di farsi giustizia da solo, senza preventivare però qualche imprevisto…
 

Tra digressioni e fast forward si arriva in Italia dove Renzo, un sommelier del caffè che lavora per un magro stipendio presso un bar di paese si vede sopraffatto dalle sorprese della vita. Quando la sua ragazza Gaia resta incinta, essendo le prospettive lavorative piuttosto incerte, Renzo si lascia coinvolgere in una rapina ad una torrefazione. Ma non calcolerà le conseguenze dell’azione ed i suoi intoppi.

 A quasi ottomila chilometri di distanza, in una Cina sempre più avanguardistica, Fei è un giovane ‘’colletto bianco’’ che sta per sposare la figlia del magnate dell’industria chimica per cui lavora. Tutto sembra procedere liscio come l’olio, fin quando gli viene chiesto di occuparsi di un grosso incidente negli impianti dello Yunnan – regione nella quale è nato e cresciuto e patria della produzione del caffè. Solo qui Fei incontrerà un’artista che gli farà ridimensionare la sua prospettiva sulle cose e lo metterà di fronte ai veri valori della vita.

Una storia dolceamara, come il caffè. E’ proprio questo l’obiettivo principale di Bortone che, attraverso personaggi apparentemente comuni, cerca di descrivere una serie di problematiche più grandi: l’incertezza dei nostri tempi, la questione migranti, la diversità culturale, l’emergenza ecologica, una decadenza economica sempre più pressante – il tutto con gli occhi di persone come noi, che combattono strenuamente le loro piccole battaglie personali.

Il caffè, spesso ingiustamente relegato ad un mero rituale quotidiano sebbene il suo simbolismo sia legato a momenti importantissimi della nostra civiltà, ha anche una funzione intimamente terapeutica. Come ci insegna Marcel Proust con la sua metafora delle madeleines, ogni odore è legato ad una memoria quasi epifanica, che ci riporta alla mente sensazioni evocando ricordi che non pensavamo di poter più rammentare.

Con un cast notevole ( Dario Aita, Miriam Dalmazio e Ennio Fantastichini per la parte italiana -  Hichem Yacoubi  e Koen de Bouw per la parte belga, e i famosissimi attori cinesi  Zhuo Tan,   Fangsheng Lu e Sarah Yimo Li ), Caffè segna anche una pietra miliare in campo cinematografico sotto il profilo legale.  Rappresenta infatti, dopo la firma del trattato siglato tra i due Paesi,  la prima co-produzione Italia- Cina, girata in lingue diverse e con troupes e attori locali.

“Il caffè ha tre gusti: amaro, aspro e profumato” cita il film. E noi non vediamo l’ora di provarlo.

 

Clicca qui per vedere una clip tratta dal film Caffè

 

Mary Sorbillo