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La nuova serie di Rai Fiction I bastardi di Pizzofalcone e già record di audience. Ambientata a Napoli non stupisce che veicoli le emozioni dei personaggi attraverso il cibo. I bastardi di Pizzofalcone è una seria prodotta da Rai Fiction tratta dal romanzo di Maurizio De Giovanni e in onda dal 9 gennaio su Rai 1. Le prime due puntate hanno già registrato record di ascolti.

La serie I bastardi di Pizzofalcone è ambientata a Napoli nel commissariato di polizia di Pizzofalcone che è allo sbando a causa dell’allontanamento di  quattro agenti coinvolti in malaffari per droga. Eppure la vecchia squadra composta ormai solo da Ottavia (Tosca D’Aquino) e Giorgio, viene riassortita con l’arrivo di personale scartato dagli altri commissariati. C’è Luigi , quarantenne divorziato, lavoratore e gioviale e c’è Francesco, violento e geloso che è stato allontanato dal commissariato d’origine insieme all’enigmatica agente Alessandra, troppo sensibile alle armi. Ancora c’è Marco che, pur essendo raccomandato, a Pizzofalcone dovrà dimostrare di meritarsi il ruolo di poliziotto. Tra i tanti spicca l’ispettore Giuseppe Lojacono (Alessandro Gassmann) che, allontanato dalla sua Sicilia per presunte collaborazioni con la mafia, a Pizzofalcone saprà farsi valere. A vegliare su tutti, Laura (Carolina Crescentini), PM della città, bellissima e impegnatissima.

I bastardi di Pizzofalcone è dunque un romanzo giallo, ambientato in una Napoli prepotente ed energetica, animata da omicidi passionali. La città nella serie manifesta finalmente e liberamente la sua duplice essenza: violenta e la compassionevole,  egoista e generosa, amorevole e odiosa. E perciò nemmeno a quei bastardi di Pizzofalcone si può chiedere di essere meno ambigui. I nostri eroi sono in realtà dei deboli, sensibili, semplici uomini e donne che solo in momenti di intimità riescono ad esprimere emozioni spontanee. E il cibo è l'elemento quotidiano e simbolico, che tra le scene ce ne racconta l'emotività.  La funzione emblematica del cibo ci viene svelata durante la seconda puntata quando l’affascinante ristoratrice Letizia, solita a rinfrancar spirito e stomaco del bel Lojacono sostiene di potersi dire laureata in psicologia perchè “La gente quando mangia si lascia andare – e riferendosi alla porzione di sartù ordinata dall’ispettore – Tu stasera stai nervoso, perché hai scartato tutti i piselli, e invece quando stai allegro metti il peperoncino dappetutto!”.

Svelatoci l’espediente, tutta la narrazione della puntata prende il sapore coinvolgente delle emozioni. E così riusciamo a vedere in una torta con la panna il simbolo del disamore. Comprata dalla moglie di Luigi per una cena dai suoi, scatena l'ira di lui perchè: “Eh si – la panna – mi fa acidità” afferma seccato Luigi, che non ammette distrazioni dalla moglie. E gli arancini portati da Ottavia al suo bambino invece, non sono solo troppo grassi e fritti, ma sono pure l'emblema del suo fallimento come madre.  Provando ad avere un gesto premuroso e materno, la dolce Ottavia finisce per subire l'ostinazione del marito che non accetta trasgressioni a tavola. Gli arancini finiscono nel cestino e con loro gli sforzi di Ottavia di essere una buona madre. E quanta tenerezza mista a romantica compassione riesce a suscitarci Lojacono che uscito a cena con un suo vecchio amico, si ritrova pressato da domande troppo personali. Perchè no, nemmeno un duro come lui sa mentire davanti ad un sincero piatto di spaghetti allo scarpariello.

In fondo pure un bastardo se non un cuore, avrà sempre uno stomaco. E nello stomaco passa il cibo che trasmette le emozioni e i sentimenti a cui è associato. Rabbia, amore, paure e tristezze a Pizzofalcone hanno un sapore tutto loro.

Federica Mazza