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A Gravity hanno fatto seguito tanti bei film della fantascienza: il capolavoro Interstellar di Christopher Nolan, The Martian di Ridley Scott, Arrival di Denis Villeneuve, Ex Machina di Alex Garland… e poi è arrivato recentemente nelle sale Life – Non oltrepassare il limite di Daniel Espinosa: un giovane regista svedese di origine cilena.  

La trama è semplice: la Stazione Spaziale Internazionale il cui equipaggio è formato da sei persone (tra cui i protagonisti Jake Gyllenhaal e Ryan Reynolds) individua ed isola un organismo vivente proveniente da Marte che ha la forma di una piantina. L’organismo ben presto si rivelerà in realtà una creatura mostruosa ed aggressiva che creerà molti problemi alla nave spaziale.

Non occorre essere esperti cinefili per collegare il film ad Alien del 1979 (e capostipite di una fortunata serie di sequel), la cui trama è praticamente quasi uguale.
Il capolavoro di Ridley Scott era un film in cui si respirava un’aria claustrofobica, tesa, angosciante, malata, allucinata, soffocante. Ad un certo punto “l’alieno” del film – la cui forma ricordava vagamente un ragno – si piazzava sul volto del malcapitato John Hurt. Dopo un po’ scompare per scoprire poi che era entrato dentro di lui passando dalla bocca.

Così come Ridley Scott anche Daniel Espinosa gioca con la paura ancestrale e primordiale del cibo. Si ha paura di qualcosa che non si conosce ma che viene “mangiato” in un certo modo e provoca danni irreparabili.

Per quanto riguarda il cibo “consuetudinario” nel film sono presenti scene che spiegano in che modo gli astronauti si nutrono nello spazio. In mancanza di gravità, infatti, molti alimenti si spargerebbero nell’ambiente e vengono quindi usati prodotti liofilizzati in scatola.

Per questo motivo riso, zuppe, frullati e condimenti sono studiati ad hoc, sia nella consistenza che nella forma. Ad esempio olio e aceto sono conservati in boccette con contagocce ed i cibi solidi sono serviti su un vassoio magnetico.

Se avete voglia di provare emozioni forti e di vivere momenti di pura tensione vi consigliamo di correre al cinema a guardare Life.

 

                                                                                                                                    Alessio Cacciapuoti