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In questi giorni al Festival del Cinema di Roma i riflettori sono stati puntati  anche sul genere documentaristico con Dieci storie proprio così, diretto da Emanuela Giordano e Giulia Minoli e prodotto da JMOVIE con RAI CINEMA.

Il documentario racconta un paese funestato da corruzione e malaffare ma capace di sorprendere. È un viaggio nell’Italia che cambia. Protagonisti sono le associazioni culturali, le aziende agricole, le radio e i ristoranti che nascono in beni confiscati alle mafie, sono scuole, teatri ed imprese che diventano riferimento unico e indispensabile in quartieri dove regna l’abbandono e il degrado più assoluto, sono professori, giornalisti, amministratori   che non sentono nella parola “impegno” l’eco del disincanto.  

Dieci storie proprio così ha debuttato al Teatro di San Carlo di Napoli nel 2012 come una “quasi” opera contemporanea. Lo spettacolo è divenuto strumento di indagine ma anche di trasformazione sociale. Autori, regista, attori hanno coinvolto professori, studenti e detenuti delle carceri minorili in un processo di cambiamento.   Il documentario mostra uomini e donne consapevoli dei rischi che corrono ma capaci di non fermarsi davanti alla paura. In sei anni, dal 2011 al 2017, andando dalla Lombardia alla Sicilia, gli attori incontrano i protagonisti delle storie e in scena restituiscono il senso delle loro scelte.   

Incontrando i parenti delle vittime di criminalità organizzata e gli “eroi” moderni che lavorano nelle associazioni di contrasto alle mafie, abbiamo conosciuto i ragazzi che si impegnano a trasformare i beni confiscati in attività economiche socialmente utili e  siamo stati nelle scuole dove i professori si danno un gran da fare per informare e coinvolgere i loro studenti, abbiamo visto nascere un teatro in un quartiere a rischio di Napoli e abbiamo scoperto giornalisti di  20 anni che non hanno paura di chiamare le cose con il loro nome, siamo stati nei carceri minorili e sappiamo che qualcuno, forse, ce la farà ad uscire dall’orrore in cui è nato.  

<< Abbiamo pensato, dal primo giorno, che valesse la pena non perdere la memoria di questa esperienza e così abbiamo cominciato a portare con noi le telecamere: ore e ore di riprese, di documentazione. Da qui è nata la voglia di trasformare questo materiale in un racconto corale, senza protagonismi e senza protagonisti.>> raccontano le registe Emanuela Giordano e  Giulia Minoli  << Abbiamo cercato di capire se le mafie che hanno colonizzato anche il nord hanno vinto su tutta la linea (appalti truccati, estorsioni, ricatti, corruzione delle amministrazioni locali, traffici di droga, riciclaggio) o c’è ancora un tessuto sano che resiste e reagisce. Siamo partiti con molta semplicità, su un pulmino, con un quaderno in mano, nella speranza di poter tornare dicendo: non tutto è perduto.   Molte delle persone che abbiamo conosciuto hanno avuto un momento di visibilità, magari sulla stampa locale, ma ognuno faceva caso a sé, noi abbiamo cercato di comporre una trama unica, di mettere insieme i tasselli, per costruire una rete di resistenza attiva: al di là delle sigle, al di là dei personalismi. >>

Questo racconta il documentario, con molta semplicità, utilizzando senza paura strumenti diversi: il reportage, la citazione cinematografica, e soprattutto il teatro che possiede un potere straordinario di sintesi.  

<< Non vogliamo parlare di messaggi e di buone intenzioni, vogliamo semplicemente contrastare, a modo nostro, la tendenza ad esaltare solo il peggio, con il rischio di un’identificazione, di un’emulazione sempre più pericolosa di “modelli” nefasti. >> le due documentariste << Stampa, teatro, radio e televisione, cinema e web hanno una grossa responsabilità, veicolano quello che la famiglia non sa più comunicare: esempi.   Non si può edulcorare la realtà, né censurarla ma il mondo è pieno di uomini e donne coraggiosi  e capaci e non possiamo dimenticare che devono essere loro l’esempio che conta>>.

Presentato in questi giorni alla Festa del Cinema di Roma diretta da Antonio Monda, molte sono gli artisti, i politici e parenti delle vittime che hanno voluto partecipare con la loro testimonianza. Tra questi Pif, Adriano PANTALEO, Alessio VASSALLO, Alessandra CLEMENTE e Paolo SIANI.

 

A.F.