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Prodotto dalla napoletanissima MAD Entertainment di Luciano Stella in collaborazione con Rai Cinema e con Istituto Luce, questo piccolo gioiello è ambientato in una Napoli contemporanea, immersa nelle sue contraddizioni quotidiane e tradizioni, senza banalizzazioni di routine, del resto, anche la storia scuote così tanto che dopo aver visto questo film non ci si può evitare di farsi qualche domanda su come stiamo vivendo la nostra esistenza e, per certi aspetti, anche la nostra spiritualità per raggiungere l’equilibrio, la felicità .  Non fraintendete, L’arte della felicità non vuole dare lezioni a nessuno e non racconta di eroi, anzi, la sua bellezza sta nel rappresentare  storie di gente comune, fatte di rinunce, incomunicabilità e grandi assenze come la vita del tassista Sergio, che a un certo punto ha voltato le spalle al suo talento di pianista.

Già, perché la musica è in prima linea nel L’Arte della felicità, probabilmente, nelle sue viscere. Come potrebbe non esserlo visto che nel suo cast tecnico c’è stato un musicista come Dario Sansone, frontman del gruppo Foja e cofondatore del duo musicale Tarall&Wine . Con L’arte della felicità Dario è ritornato al disegno fumettistico, lavorando al cartoon come aiuto regista e autore dello storyboard, oltre a dare il suo contributo alla colonna sonora insieme ad altri musicisti: ha scritto e interpretato assieme alla sua band la canzone A’ Malìa, canzone che è anche nell’album uscito proprio martedì, Dimane Torna ‘o sole.

 

  Dario, con L’arte della felicità sei riuscito a fondere musica e disegno. Non tutti sanno che il tuo primo amore è il fumetto, essendo anche un fumettista.  Per questo autentico gioiellino d’animazione di Alessandro Rak ti sei diviso e moltiplicato: sei stato aiuto regista, story boarder, scenografo in 2D, autore della canzone  A’ Malìa, la quale canti con il tuo gruppo i Foja, insomma chi più ne ha più ne metta. Ci racconti come hai vissuto quest’esperienza o, per meglio dire, questo miracolo produttivo?

E' stato tutto molto naturale e umanamente ricco. Io e il regista Alessandro Rak  ci conosciamo da parecchi anni e abbiamo condiviso tante cose sia umane e che lavorative. Sicuramente ho avuto le mie difficoltà tenendo conto che durante la lavorazione del film (2 anni) ero inizialmente in tour con il primo disco dei Foja, poi alle prese con la scrittura e la realizzazione del album di Tarall&Wine e infine il secondo disco dei Foja, ma la grande capacità di gestione delle risorse umane di Alessandro, nonché le motivazioni artistiche e umane che spingevano il progetto, hanno fatto sì che il risultato sia stato portato a casa in modo sereno. Lavorare a un lungometraggio come il nostro, dove la squadra conta tantissimo, è un po’ come avere un'altra famiglia in cui giorno per giorno devi vivere i momenti della lavorazione.

Come ha dichiarato Alessandro, il vero successo è stato quello di riuscire a portarlo a termine. Ma il film è stato accolto benissimo dalla critica ed è stato il film rivelazione alla Settimana della Critica alla Mostra del cinema di Venezia, per non parlare che chi ha già visto il film esce dalla sala con gli occhi lucidi. Secondo te cosa ha colpito di più di tutto questo progetto?

Credo che la sincerità e l'amore che metti nelle tue opere sono cose che, al di là delle qualità tecniche (che in questo caso erano comunque elevate) , colpiscono il pubblico. Questo è un film diverso, è un film coraggioso, onesto e ricco di contenuti umani.

La musica è nelle viscere del film, in fondo, potrebbe aiutare il protagonista a ritrovare la felicità e,  proprio parlando di musica, c’è tra le track del film La canzone della felicità, che hai scritto con Claudio Domestico alias Gnut, con il quale hai fondato il duo Tarall&Wine. Ne parliamo un po’, visto che per noi è come se foste dei nostri cugini…?

Tarall&Wine è stata una magnifica follia!!! Un progetto naturale e spontaneo in cui io e Claudio abbiamo messo in gioco tutto quello che eravamo e da cui abbiamo preso tantissima linfa per le nostre produzioni artistiche. Al di là dell' apparenza leggera del progetto, crediamo fortemente di aver scritto cose buone, senza ricamare troppo ma esprimendoci per quello che siamo anche nella nostra vita, due amici che amano la vita, le sue cadute  e le sue glorie. Non ricordo un altro progetto simile nel napoletano dove due cantautori compongono insieme, tirano su un disco come L’IMPORTANTE E’ CA STAJE BUONO e un tour senza alcuna forzatura né protagonismo. Ci manca tanto suonare in giro adesso che siamo impegnati sui nostri progetti principali.

A questo punto devi raccontarci il tuo rapporto con la cucina e il cibo?

E' idilliaco!!! Ma ho il vizio di avere la foja anche a tavola. Mangio velocemente! Per me la cucina è la più grande delle arti perché include tutti i sensi e, soprattutto, è un opera d'arte che diventa parte di te. Infatti, invidio fortemente chi è un mago dei fornelli!

Anche il cibo in fondo dà felicità. Quale è il piatto che per te rappresenta la felicità?

Sarò scontato è banale: il ragù cucinato con amore e dedizione...quello che da bambino ti faceva svegliare con il suo profumo ed era la tua prima colazione, dove sognavi di essere quel pezzo di pane che stava per tuffarsi in quel violaceo mare dall'inebriante odore.

Dopo un live e a questo punto, anche uscendo dal cinema dopo aver visto L’arte della Felicità, cosa consiglieresti di mangiare? 

La gioia per il palato e la semplicità della preparazione: spaghetti con le vongole!!!

 

Antonia Fiorenzano