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abbandona i suoi pregiudizi quando viene accolta dall’uomo che le ha stravolto la vita e dal suo gruppo pittoresco

In questo film l’armonia della tavolata e la condivisione del pasto sono simboli di come la generosità verso gli altri e l’unione facciano venir fuori il meglio dalle persone, incoraggiandole a rivoluzionare la loro esistenza.

Per il regista turco non va messo da parte il benessere che si può trovare attraverso il cucinare e l’assaporare le essenze delle delizie culinarie. Si spiega la maniacale cura del dettaglio, pretendendo che sul set bicchieri e piatti siano perfetti, ma non solo, come ha dichiarato in varie occasioni, vuole che nelle scene girate in cucina gli attori mangino cibo cucinato al momento, in quanto la degustazione delle pietanze calde appena preparate rende molto più realistica la scena.

 Molti sono gli aneddoti che ruotano intorno ai set di Özpetek. Si racconta che il cast e la troupe di Mine Vaganti è tornata da Lecce, città in cui è stato ambientata la pellicola, con qualche chilo in più, perché tentata dal gustare, durante la lavorazione del film, i ''ciceri e tria'', una pasta e ceci, vera specialità leccese, in cui una parte della “tria” appunto la sfoglia, tagliata a losanghe irregolari, viene fritta e unita ai ceci passati e alla pasta regolarmente cotta con i “ciceri”.


In Mine Vaganti il convivio scandisce le varie fasi della storia dei Cantone, ricca famiglia leccese. Il cibo ha un ruolo predominante in questa commedia, cominciando dall’attività di questa famiglia, proprietaria da generazioni di un pastificio. È proprio durante i pasti che, spesso, si rivelano confessioni, verità, chiarimenti e liti. Le vivande e la tavola si trasformano in veleno e, al tempo stesso, nella sua cura. È sempre attorno a una tavola imbandita che si snodano le loro vicende. A partire dall’outing del figlio maggiore, interpretato da Alessandro Preziosi, durante una cena in cui il padre sta siglando un affare importante, per continuare con la confessione dell’altro figlio, che ha il volto di Riccardo Scamarcio, di non voler proseguire la tradizione imprenditoriale della famiglia perché attratto dalla scrittura e di essersi laureato in Lettere all’insaputa dei genitori, per finire alla grande abbuffata di dolci della nonna Ilaria Occhini.


Meticolosa è l’attenzione per le inquadrature che riserva al cibo. Basti pensare alle stupende torte de La Finestra di Fronte, preparate dalla pasticceria romana di Marco Andreotti. In questo film, che vede protagonisti Giovanna Mezzogiorno, Raoul Bova e Massimo Girotti, è appunto la pasticceria a essere il fulcro degli eventi che legano Giovanna, imprigionata in un matrimonio infelice e  Davide, un anziano gay, noto pasticcere, vittima di una memoria che vacilla, ma che non impedisce di far venire a galla sofferenze passate. La preparazione dei dolci diventa l’anello di comunicazione tra i due. Attraverso la pasticceria si rispecchiano le loro vite accomunate dall’impossibilità di vivere i loro amori, creando, così, una complicità che spingerà Davide a trovare pace con se stesso, esortando anche Giovanna a cambiare vita e a non rinunciare al suo talento.

Il cinema di Özpetek è testimonianza di come la passione per la cucina e l’importanza che ricopre nella nostra vita diventino metafora per raccontare le contraddizioni e i sentimenti degli esseri umani e le relazioni che li legano.

Antonia Fiorenzano