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Un premio Oscar vinto, tanti soldi incassati al box office e il privilegio di essere diventato un cult, non solo nella filmografia per bambini, ma soprattutto in quella degli adulti. È Ratatouille, il gioiellino della Disney Pixar, scritto e diretto da Brad Bird.

Chi di noi, vedendo l’entusiasmo di Remy, non ha desiderato di fare della cucina la sua ragione di vita. Si viene conquistati da quel tenace topino che sogna di diventare lo chef numero uno del ristorante di lusso del suo mentore, Gusteau. La sua curiosità per la vita parigina e per gli umani travolge. Remy ha un senso dell’olfatto altamente sviluppato e un palato fine, tanto che del famoso motto “Siamo ciò che mangiamo” ne fa la sua filosofia di vita, qualità che lo rendono un emarginato tra la comunità dei topi. Ma il vero dono di Remy è il suo innato talento come chef.  È attratto dalla diversità dei sapori e dalle loro possibili combinazioni, regole basilari per un cuoco sofisticato.

Quando sperimenta con gli ingredienti creando piatti favolosi con la complicità dell’imbranato Linguini, che diventa il suo “strumento” per cucinare la stupefacente zuppa o per modificare le animelle alla Gusteau, non solo sembra di assaporare quelle pietanze, mafa venire voglia di entrare in cucina, guardare il cibo ed esserne ispirati, inventando, con dedizione, nuove delizie che esprimano ciò che sentiamo.

Può un film d’animazione far scattare delle suggestioni sensoriali così forti? È ovvio se il cast tecnico vola per la ville de Lumiere per seguire dei corsi culinari. Il team di Ratatouille è entrato in vere cucine per cogliere l’atmosfera e lo spirito di quel lavoro. Gli animatori, durante quei corsi, hanno capito la gestualità degli chef, osservando come muovono le padelle, come usano i coltelli e la velocità per tagliare e sminuzzare. Un apprendistato necessario per rendere i loro personaggi realistici, d’altronde in tutto il film ci sono riferimenti precisi e reali che fanno parte del regno della cucina di alta qualità.

Oltre ad avere come modello uno degli chef americani più raffinati, Thomas Keller, lo staff di animatori è stato costantemente seguito da Michael Warch che ha curato la scenografia dei set e la grafica in Ratatouille.

In questo caso, Warch ha fatto anche da consulente culinario in quanto, prima di lavorare nel cinema, è stato uno chef professionista, lavorando con la troupe nella preparazione di alcuni piatti e aiutandola nel comprendere cosa accade in un ristorante francese per creare nel film una cucina realmente operativa e caotica, capace di muoversi come un unico corpo.

Ecco che in Ratatouille la cucina diventa quasi uno spettacolo di danza che segue una coreografia ben definita, in cui tutti rispettano e interpretano il proprio ruolo.

Un consiglio per il Natale. Tra una tavolata e un mercante in fiera, immergetevi nella Parigi di Remy e scoprite il gusto delle sue ricette.

 

 

 

Antonia Fiorenzano