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Dagli albori della storia della nona arte, fumetto e cibo hanno camminato insieme. Basti pensare alla funzione pedagogica di Popeye (al secolo, in Italia, Braccio di Ferro), nato per educare i bambini all'importanza del mangiar sano, in contrapposizione con l’allarmante diffondersi del junk food, rappresentato dal pingue ingurgita-panini Poldo.Il cibo ha sempre avuto un importante carattere iconico in fumetti e cartoni: basti pensare alla pizza delle Tartarughe Ninja, al ramen di Naruto, il cui nome deriva proprio dalla rondella presente nella pietanza nipponica, e gli spaghetti della famosa scena di Lilly e il Vagabondo, classico Disney che richiama fortemente la tradizione culinaria italiana. Ce n’è per tutti i gusti, con riferimenti ad ogni parte del mondo. Tra gli esempi più famosi, che vi faranno venire in mente romantiche reminiscenze preadolescenziali, come dimenticare i cestini da pranzo ripieni di ogni tipo di sushi, meravigliosamente disegnati con tanto di occhietti e boccuccia stilizzate, presenti in ogni shojo manga (fumetto giapponese per signorine) o anime (denominazione per i cartoni animati giapponesi) ad ambientazione scolastica che si rispetti? E, ancora, tutto il riso del mondo, onnipresente, soprattutto in forma di Onigiri (polpette di riso, appunto, ripiene e di forma triangolare, chiuse con alga essiccata), il dolcissimo cagnolino protagonista di Hello Spank! che, armato di bavetta, forchetta, coltello e seduto a tavola, divora qualunque cosa gli capiti a tiro, la carota di Bugs Bunny e Snoopy, con la sua fame eterna, sono solo una parte dei rimandi al mondo della cucina che il fumetto offre... diciamolo: anche i protagonisti della nona arte mangiano... e tanto! Impossibile non nominare le ciambelle di Homer, croce e delizia della sua vita o, meglio, del suo girovita, alimentato dal dolce nettare giallo, la birra, per il cui amore è diventato persino contrabbandiere, con il costante riferimento al bar di Boe (Moe's in originale). 

Chicca per veri appassionati e incentivo per provare un piatto diverso, gli Okonomiyaki di Ukyo in Ranma 1/2 o di Marrabbio (vi dice niente Kiss Me Licia?- Ai Shite Knight). La parola letteralmente, significa ‘mettere sulla piastra quello che volete’, e rappresenta una sorta di pizza, originaria di Osaka, che in Giappone può essere farcita in modo vario, anche se si preferisce la carne. Fanno venire l’acquolina le crostate di Nonna Papera, che vizia il nipote Ciccio, la Ratatouille dell’omonimo cartoon Disney e i dorayaki, panini dolci di cui Doraemon è ghiotto. Uno sguardo particolare agli italiani, che non sono certo da meno: per un Dylan Dog vegetariano e astemio, mamma Bonelli prevede un Tex Willer che ordina al saloon ‘una bistecca alta tre dita con intorno una montagna di patatine fritte’.

Su questi sapori di carta, non ci resta che augurare un buon Comicon a tutti da Infoodation.

E se il Salone Internazionale del fumetto di Napoli fosse un cibo, quale sarebbe?

Chi scrive non ha dubbi: una strepitosa torta Sacher con cioccolato fuori e marmellata al centro, dolce all’esterno e, scavando a fondo, ancora più gustosa!

Emma di Lorenzo