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Fame! È un progetto espositivo site specific di Monica Marioni, al PAN Palazzo delle Arti Napoli. Un progetto itinerante partito dalla Fondazione Luciana Matalon di Milano.

La mostra vuole portare alla luce gli appetiti più inquietanti dell’individuo e il lato oscuro del rapporto tra cibo e mente umana, nel momento di massima celebrazione internazionale della nutrizione. Si compone di varie opere visive e di una interessantissima installazione, Peso quindi sono, per parafrasare il Cogito ergo sum di Cartesio. Si tratta di una performance dal vivo di una modella morbida che si posa su 200 bilance bianche e nere disposte a terra a formare una sorta di grande scacchiera che il visitatore deve necessariamente attraversare per proseguire il percorso. Le bilance, durante il passaggio, restituiscono pesi sempre differenti, mai uguali, pesi che variano per l’inclinazione o per l’incidenza sulla loro superficie. La non definizione del peso si fa metafora stessa della non definizione dell’io. Queste bilance fungono anche da palcoscenico, spazio performativo per una figura umana dalle fPeso quindi sono-FAME!orme rotonde, abbondanti, di una bellezza antica che rimanda alle Veneri e alle divinità di Rubens, lontana anni luce dai parametri estetici della bellezza anoressica tipica dei nostri giorni; figura che insiste, con il suo peso fisico, su questo palcoscenico, lasciando un continua testimonianza della sua presenza.

La Marioni evidenzia il lato oscuro del nutrirsi nel pianeta, riportando l’attenzione sui disturbi e le nevrosi legate al cibo e per estensione a ogni altro tipo di appetito che sperimentiamo quotidianamente, per il successo, il denaro, il sesso e così via.

FAME! nasce dalla conoscenza diretta dell’artista di alcune di queste nevrosi: di cosa ho fame? è la semplice domanda da porsi; di che cosa si ha davvero fame? Qual è il vero bisogno? La Fame di cui parla Monica è declinata in tutte le sue accezioni fisiche e psicologiche, è uno stato perenne di insoddisfazione, di ricerca, di caccia, di inseguimento di un bisogno di vita e della sua intrinseca negazione.

Nessuno mangia per soddisfare semplicemente la fame biologica, spesso si assume cibo in maniera incontrollata indipendentemente dal senso di fame e da quello di sazietà. Come dire, mescoliamo emozioni e cibo, e usiamo quest'ultimo per far fronte alle emozioni. L'attenzione artistica di Monica Marioni è concentrata sulla figura umana, che rappresenta con una vasta e varia gamma espressiva: nudi asciutti e taglienti; donne intense, altere, sicure di se; ritratti e autoritratti di un profondo spessore psicologico; scene quotidiane rese surreali che chiamano l'osservatore ad assumere quasi una posizione di interprete psicoanalitico. Non è più quindi il pensiero che dà autocoscienza, bensì il fatto che per uno scherzo del destino nella società contemporanea si è proporzionalmente “di più” quanto più è inferiore il nostro peso. Perché non si può pesare troppo in questa società, perché proprio come nella ricerca ascetica, o nel misticismo, l’allontanamento fisico e non solo rituale dal cibo, la privazione, il controllo del bisogno, la fame, portano alla condizione di potenza e domino su se stessi. Monica Marioni ha sperimentato le fame su se stessa, e la racconta utilizzando un linguaggio simbolico pieno di rimandi alla cultura contemporanea, ma anche a esperienze che provengono da un passato più recente.

Una mostra che lascia spazio a tante riflessioni su corpo, fame, bisogno, donne, esposizione, essenziale ed effimero. Un’occasione da non lasciarsi sfuggire in questa epoca pregna di fatue motivazioni.

Carmen Vicinanza