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Cultura&Spettacolo
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Tommaso Aniello d’Amalfi, meglio conosciuto come Masaniello, combattè a Napoli nel 1647 perché venissero ridotte le care gabelle che il governo imponeva sul pane  

Nonostante i cambiamenti socioculturali, durante i secoli è stato eletto a figura quasi mitica d’esempio per ogni intenzione di rivoluzione contro ogni forma di repressione

 

Nella stessa città di Masaniello oggi troviamo pane venduto a buon mercato, cui sono proposte moltissime alternative: cuoppi (coni di carta) ripieni di fritture, pizze, toasts, paste, e tutto il resto che la cucina di Napoli sa preparare. Evidentemente non c’è più bisogno della rivoluzione per il pane.

 

Eppure tanti “ Masaniello ” fanno la rivoluzione nelle loro giornate da uomini comuni, studenti, impiegati, impegnandosi, così come il loro ispiratore seicentesco, in forme moderne di rivoluzione per sconfiggere la repressione reputazionale e spirituale cui Napoli è sottomessa da troppo tempo.

 

Riecheggiano le note di Moon River, ed occhi incantati seguono la danza dell’archetto sulle corde del violino: goduta in totale assenza di repressione, la musica è il simbolo più alto della libertà.

Siamo all’Ex OPG Occupato – Je so pazzo in via Imbriani nel quartiere di Materdei, spazio di migliaia di metri quadrati nel cuore di Napoli che fino allo scorso anno era completamente abbandonato. E’ una delle tante occasioni culturali e sociali promosse dal gruppo di giovani che ha preso le redini della gestione del posto: il concerto di Natale. Il teatro, un tempo destinato ai reclusi dell’ospedale psichiatrico giudiziario, è affollato di persone comuni, mamme, bambini, giovani coppie, tutte accorse per regalarsi un momento di elevazione culturale grazie all’orchestra San Giovanni che esegue il concerto. Orchestrali ed astanti condividono attimi di pathos spirituale, ad avvalorare la finalità sociale e umanistica dell’iniziativa. Assolutamente un successo.

 

 

Fiammelle illuminano le cappelle riscaldando ad ogni passo i decori marmorei. I racconti svelati meravigliano le orecchie dei presenti, le statue in posa paiono sussurrare ancora confidenze. I colori iridescenti del soffitto sembrano urlare “Guardateci!” nella chiesa dei Santi Severino e Sossio in largo San Marcellino nel centro storico , poi monastero, che dal 1835 è sede dell’archivio di Stato di Napoli . Una visita guidata teatralizzata è l’occasione perfetta per scoprirne la vera essenza, oltre la polvere e gli scaffali.

Le guide del club di territorio Touring sono volontari, attivi per valorizzare le bellezze dimenticate della città. Curano aperture straordinarie per far conoscere angoli inesplorati che altrimenti continuerebbero a rimanere tali. La repressione è verso i luoghi che custodiscono tesori e che potrebbero raccontare i fasti di un tempo rievocandone il desiderio oggi nei cuori ti tutti, chiusi in attesa di animi curiosi e devoti alla bellezza.

 

 

Non si vive di solo pane. Non ogni fame può saziarsi con la repressione di porzioni razionate.

C’è un Masaniello famelico di cultura e piacere in ognuno di noi, dobbiamo solo dargli più voce.

Federica Mazza