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N-(fosfonometil)glicina, C3H8NO5P. Sembra una equazione complicata o una formula alchemica complessa, ma non è altro che la struttura molecolare del glifosato, uno degli erbicidi più usati al mondo - e più pericolosi.

In un momento storico dove i media cavalcano l'onda del condannismo di determinate sostanze alla base di ogni dibattito sugli alimenti (basti pensare alla lotta etica contro l'olio di palma in numerosissimi prodotti dolciari e non), la presenza di questo diserbante -  subdolo ma potente - in prodotti di uso comune come pasta, biscotti ed acque minerali è passata paradossalmente un po' in sordina, fin quando la rivista Test Salvagente non ha iniziato ad indagare ed analizzare dei campioni proprio per riscontrare il livello di glifosato presente in essi.

Il risultato è stato sconcertante, non tanto per quanto concerne i prodotti alimentari, dove i residui del glifosato sono fortunatamente sempre apparsi inferiori ai limiti di legge, ma per la presenza dell'Ampa, un derivato del glifosato presente invece a livelli superiori ai limiti di legge e parimenti tossico, rilevato nelle campionature di acqua del rubinetto di ben 26 città italiane.

Ma perchèil glifosato è così pericoloso, e soprattutto, perché nessuno ne parla?

Il suo nome non sembra particolarmente minaccioso ma gli effetti sulle piante sono devastanti. Non solo si assorbe in modo rapido, disseccando completamente la vegetazione nel giro di pochi giorni, ma è un potente chelante che compromette irrimediabilmente l'efficienza nutrizionale delle piante.

Scoperto inizialmente negli anni '50 dal chimico Henry Martin, non sortì alcun interesse particolare, fin quando non fu poi riscoperto negli anni Settanta in via indipendente dalla Monsanto (celebre multinazionale di biotecnologie agrarie), messo sul mercato con il nome di RoundUpper per essere poi rapidamente utilizzato per evacuare i campi dalle erbacce. La problematica è sorta quando si è scelto di associarlo alla coltura di cereali modificati geneticamente nei quali era stata indotta la resistenza al pesticida - decretandone ufficialmente il successo e l’ampio uso. Oggi, sebbene sia stata sollevata più volte la problematica relativa alla sua pericolosità, resta uno dei fitosanitari più venduti, prodotto - soltanto in Europa - da ben 14 aziende e irrorato  ampiamente anche nelle colture Italiane.

In termini scientifici, lo IARC (International Agency for Research on Cancer) che fa capo all’ OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha ascritto il glifosato alla categoria 2A - dove, come sostanze probabilmente cancerogene per l'uomo - sono elencate anche le patatine fritte ed il mate, tipica bevanda dei paesi sudamericani. Nella realtà, purtroppo, i danni sono ben più gravi per la salute umana, sebbene si cerchi di insabbiarne le conseguenze. Il fotografo argentino emergente Pablo Ernesto Piovano ha realizzato un reportage che ha suscitato non poco scalpore ‘El costo humano de losagrotóxicos’ dove ha documentato gli effetti catastrofici sulla salute di uomini, donne e bambini che sono venuti a contatto con il pesticida proprio in Argentina, dove il diserbante è stato ampiamente utilizzato nella coltura di soia transgenica. Tra le varie malattie riscontrate, testimoniate anche da studi delle università di Caen in Francia e di Tràs in Portogallo, si elencano addirittura tumori alla mammella, alla tiroide e alte probabilità di infertilità – senza contare dismorfismi, idrocefalie e malformazioni.

Per quanto riguarda il nostro Bel Paese, nonostante le numerose raccomandazioni comunitarie, nessuna regione si premura a sufficienza di analizzare la presenza del glifosato o dell’Ampa (suo derivato) nelle acque potabili e - sebbene riscontrata in parti minime - anche in numerosissimi prodotti di largo consumo  (basti pensare ai cereali AllBran della Kellogg’s, vari formati di pasta La Molisana, Garofalo, Divella e Lidl e nelle fette biscottate integrali Gentilini, rinvenuta da una indagine condotta dal mensile consumerista Test Salvagente). Naturalmente non è tardato il contrattacco dell’ AIDEPI (Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane) che si difende strenuamente, forte delle dichiarazioni dell’EFSA. E’ infatti proprio quest’ultima che ha scongiurato i rischi del glifosato contestualmente al consumo di prodotti industriali italiani, in quanto presente in livelli talmente bassi da non risultare in alcun modo inficianti per la salute.Tuttavia non è mancata una forte mobilitazione politica e ideologica che ha portato alla creazione della coalizione Stop Glifosato unitamente a varie associazioni di sorta. Proprio quando si auspicava a un cambiamento sostanziale, il Parlamento Europeo ha chiesto alla Commissione di legittimare l’uso del pesticida per altri 7 anni, a fronte dei 15 inizialmente previsti, decisione che ha suscitato le polemiche dei ministri Martina e Lorenzin e l’indignazione dei consumatori più sensibili all’argomento. Sebbene la licenza all’uso sia stata ridotta, la decisione resta comunque una magra consolazione per quella che si preannuncia come l’ennesima battaglia ideologica per la tutela della nostra salute, spesso minacciata da veleni invisibili. 

Mary Sorbillo

 

fonte foto: www.aiab.it

Fonti

http://www.iarc.fr/

http://pablopiovano.com/

http://www.testmagazine.it/

http://aidepi.inc-press.com/titolo-glifosato

http://www.efsa.europa.eu/it/