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C’è una sorta di credo laico intorno a due tematiche centralissime per il popolo italico. Questioni su cui cala un veto nazional-popolare dai contorni al limite del paradossale. Precisamente due: il calcio e il cibo, che sono un po’ gli argomenti principi di discussione e dibattiti da nord a sud. E mentre vediamo emergere dal primo una sorta di xenofobia più o meno intensa verso tutto ciò che oltrepassa certi confini (più di limitatezze mentali che geografici) del secondo non gradiamo certi spostamenti culinari dai dogmi imposti dalla tradizione che ci hanno tramandato.


Immaginatevi ora una protagonista che li unisca entrambi, e immaginate che questa protagonista sia la Francia, nazione che ad un certo ceto medio (basso) non è mai andata giù per motivi più sportivi (Euro 2000 fa ancora parlare di sé) che storici. E li chiamiamo cugini, ma si sa che spesso non corra buon sangue tra i parenti. Ovviamente ci sono anche questioni enogastronomiche (chi ha detto il vino?) ma il problema è che non reggono. Ma ci sono. E sono emersi più forti che mai dopo il video pubblicato dal sito Demotivateur che ha deciso di reinterpretare la classica ricetta della carbonara. In questo modo:

 

 

 

 

 

Apriti cielo. Il video è diventato un caso nazionale, con tanto di sommossa nazionale verso questo filmato (che intanto macinava views su views) tanto da scomodare testate d’oltralpe. E se il Courrier International ha chiesto scusa (“perdonate i francesi, non sanno quello che fanno”) Radio France si è domandata se forse gli italiani non siano troppo puntigliosi (un po’ il bue che dice cornuto all’asino ma tant’è).
Addirittura è stata tirata in ballo anche la Barilla, che già sta facendo di tutto dopo il polverone sugli omosessuali. L’azienda ha prontamente escluso qualsiasi tipo di sponsorizzazioni con questo aggiornamento Facebook:


“Mon Dieu. Siamo aperti ad ogni variazione – ha scritto su Facebook – ma questo è troppo. Désolé.”

E alcuni nostri lettori cosa ne pensano? Il primo, Francesco T. dice “la questione è giusta e la polemica ci sta. Questa non si può manco chiamare carbonara ma porcheria. La cucina francese è ben altra” Oppure Anna D. al contrario “siamo davvero ridicoli a lamentarci così. Anche nella nostra cucina rivisitiamo i piatti”

 

E infatti vogliamo fare qualche nome? Parliamo ad esempio della “Pizza alla carbonara del talento romano Stefano Callegari, o addirittura il “Gelato alla carbonara” di Iside di Cesare.
Vogliamo alzare ancor di più il tiro? Heinz Beck con i suoi “Fagottelli di carbonara” (con, tra le altre cose, un salsa a base di fondo di vitello e zucchine) o Scabin con il suo Black is black (con spaghetti al nero di seppia cotti sottovuoto).

Di questi (giustamente) stimatissimi chef nessuno ne parla? E allora torniamo ad un problema ancora più radicato (e radicale): la risonanza mediatica. Perché il nostro essere permalosi mica è una questione di nazioni. Affatto. Sarebbe troppo semplice e nazionalistico. Il nostro è un problema (e siamo alle solite) di “microframmentazioni” intestine. Volete un esempio? L’amatriciana di Cracco con l’aglio in camicia sta ancora facendo discutere. E non abbiamo tirato in ballo situazioni culturali e di scelta del popolo di cosa sia giusto lamentarsi in questo paese. In questo caso il veto, scusateci, ce lo mettiamo noi.

 

Massimiliano Guadagno