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I nostri genitori ce lo dicevano sempre, da piccoli, quando con riluttanza ingollavamo sogliolette anemiche dal sapore inconsistente: " Devi mangiare il pesce, che contiene tanto fosforo, così prendi voti alti a scuola e poi fa tanto bene ’’.

Inizialmente eravamo riluttanti, poi nel corso degli anni e della nostra crescita i gusti si sono nettamente affinati ed abbiamo imparato ad apprezzare il sapore ed i benefici del pesce.

Peccato che la situazione non sia così rosea - come la tenera carne che compone il salmone che magari tanto amiamo. Ciò che crediamo sia buono e sano, rischia di fare più danni del vero e proprio ‘junk food’

Urge fare una premessa essenziale: il salmone selvatico quasi non esiste più. Nell'Atlantico è in estinzione e nel Pacifico ne restano pochi esemplari. Quello che finisce sulle nostre tavole quindi, dalle luculliane cene Natalizie dove ormai è un must, fino alle insalatone light che ingolliamo prima di ogni prova costume (perché  abbiamo letto su qualche giornaletto di diete essere carico di Omega 3) , non è altro che un mero surrogato di colture d'allevamento intensivo.

Recenti studi infatti hanno portato alla luce una serie di problematiche, precedentemente rimaste un po' nell'ombra, circa la produzione d'allevamento del salmone -  tacciato, dopo approfonditi studi, dalla grande onta di essere uno dei prodotti più dannosi da portare in tavola, in quanto perennemente a contatto con acque torbide sature di metalli pesanti come cadmio, pesticidi e altre tossine.

Secondo slowfood.it, le condizioni in cui versano queste colture sono così pietose da inficiare completamente la qualità dei pesci allevati. Non vi è ricambio dei reflui, con la conseguenza che i pesci nuotano nei propri escrementi aumentando così il proliferare di agenti patogeni che, come un effetto domino, si propagano dall'Atlantico fino ai nostri mari.

Il professore Ronald Hites, docente di Chimica e Scienze Ambientali presso l'Università Bloomington dell'Indiana, ha asserito nel suo saggio 'Global Assessment of Organic Contaminants in Farmed Salmon' che il salmone d'allevamento andrebbe non consumato affatto a causa dell'altissima presenza di pesticidi organoclurati presenti, dannosissimi per la salute anche se assunti in quantità relativamente piccole. No, non è uno scherzo. Diossina, endosulfano, per dirne un paio. Tutta ( non ) salute.

Queste informazioni non sono sufficientemente allarmanti per instillarci un certo scetticismo? Forse no, perché  vediamo nei banchi dei supermercati questi bei tranci di salmone, appetibili e anche ad un prezzo relativamente basso. Peccato che la carne dei suddetti pesci attraversi un processo di 'colorazione artificiale'  tramite l'astaxantina, un carotenoide che la rende quanto più rosea e più simile possibile al salmone selvatico ed evitarne l'alterazione nel tempo. Inoltre, nei mangimi somministrati ai salmoni d'allevamento è stata ritrovata un'altissima concentrazione di proteine animali - molto probabilmente appartenenti a suini.

E' finita qui? Non proprio, dato che gli allevamenti intensivi di salmone hanno anche un grandissimo impatto ambientale. Non solo sono poco efficienti, in quanto per ottenere un chilo di salmone ne occorrono almeno 5 di altri pesci, ma sono pericolosissimi poiché mettono a repentaglio la sopravvivenza di alcuni animali che popolano gli ecosistemi prospicienti come uccelli, foche e leoni marini, spesso intrappolati nelle reti che delimitano gli allevamenti.

 Insomma, l'ennesimo caso in cui l'abito non fa il monaco, e ciò che ci appare relativamente sano, è diabolicamente dannoso. Quel che rattrista è che, nonostante i chiari segnali di pericolo, non solo non si smette con la coltura a manetta, ma addirittura si commercializzerà, a breve negli USA, il salmone OGM col terrificante nome 'AquAdvantage', un orripilante ibrido tra un salmone di tipo Atlantico nel cui DNA è stato innestato un gene del salmone Chinook del Pacifico - il tutto per velocizzare la crescita: esso infatti raggiunge le dimensioni di un adulto in 16/18 mesi, anziché  in 72 mesi. Nonostante l'approvazione della FDA ( Food and drug administration ) le associazioni di consumatori si sono strenuamente messe contro la commercializzazione della specie Ogm, sostenendo non solo l'estrema pericolosità per l'uomo ma anche i rischi per le altre specie, specialmente nel caso in cui i "pesci Frankenstein"  dovessero sfuggire dalle colture. La società che ha messo a punto l'ibrido, l'Aquabounty, demolisce ogni perplessità asserendo che non vi è rischio per le altre specie poiché i salmoni sono allevati in vasche chiuse e popolate da femmine di salmone sterili, quindi impossibilitate a procreare altri salmoni transgenici.

E a noi consumatori cosa ci resta? Il sapore della sfiducia e della non conoscenza, il sapore del dubbio su quello che mangiamo e che circola nel nostro corpo, il sapore delle conferme e delle smentite. Un retrogusto amaro e chimico, che quasi quasi ci fa rimpiangere le sogliolette di cui sopra.

 

Mary Sorbillo