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Intraprendere un viaggio è sempre un'esperienza che arricchisce, ma intraprenderlo in un periodo storico particolare come quello attuale verso un paese che con le proprie scelte politiche potrebbe cambiare gli equilibri ( o disequilibri) che conosciamo, ha un valore aggiunto.

Ebbene sì, il viaggio nell'Inghilterra post Brexit è stato più avvincente del previsto. Oltre i consueti stupori dovuti alla puntualità dei servizi, oltre la magnificenza del Tower Bridge, ed oltre l'inguaribile incredulità per la cattiveria del caffè all'estero. L'Inghilterra si è mostrata a me nel suo aspetto più pop .

Alla ricerca di spunti creativi, e data la nota sensibilità alla gastronomia del gruppo di articolisti di inFOODation, ho pensato che il modo migliore per approcciarsi ad una cultura fosse attraverso il cibo. Così è iniziata l'avventura tra menù, piatti, bancarelle e scaffali di Tesco, superstore fra i colossi mondiali della Grande Distribuzione Organizzata presente in Inghilterra ad ogni angolo. Ma sulla via del ritorno mi son chiesta: cosa resterà in dispensa agli inglesi dopo l'uscita dall'Europa?

Parliamoci chiaro, l'Inghilterra è un gran pel posto: sicurezza, ordine, rispetto delle regole e stabilità economica e tanti prati. Eppure, poca identità gastronomica. Incomprensibile per noi gente del Sud. 

Nei giorni della permanenza in terra inglese andando alla ricerca di qualche cucina autentica su cui scrivere due righe d'elogio, mi sono imbattuta solo in catene esterofile. Dal turco all'indiano, nessuno escluso. E ristoranti italiani, ne abbiamo? A profusione. E che dire dei nachos  spagnoli che svettano tra gli antipasti preferiti sui menù dei pub , e del riso thai che pare sfamare i piccoli d'Inghilterra da sempre. L'offerta commerciale della catena di supermercati Tesco propone un'intera linea di prodotti alimentari d'eccellenza, Tesco Finest, di cui quelli di punta sono italiani: la pasta di Gragnano è del pastificio Di Martino, il Nero d'Avola è delle cantine Settesoli. Poi prosciutto di Parma, mortadella e Parmigiano sono venduti accanto ai tradizionali roastbeef e blue cheese. Ricordiamo che "accanto" nel linguaggio della Grande Distribuzione significa che quel prodotto è di pari importanza economica e d'immagine.

Ma non intendo essere disfattista, ammetto infatti di aver davvero molto amato gli scones, brioscine a base di burro da farcire con burro e marmellata  all' ora del tè. So Brit! E al primo morso delle cinnamon rolls sono letteralmente impazzita, certa di aver trovato il motivo che finalmente mi avrebbe appassionata alla gastronomia inglese. Girelle soffici e zuccherose, rese croccanti da una pioggia di noci pecan. Salvo scoprire che l'origine del dolce si posiziona tra Danimarca e USA.

E allora beviamoci su! Gli inglesi, noti per la passione per le birre di tipo "Ale", bionde o scure e ad alta fermentazione , e per i sidri, bevande alcoliche derivate dalla fermentazione delle mele, hanno la discutibile abitudine di consumarle a temperatura ambiente, per non dire calde. Modalità che snatura il concetto che nei paesi del sud dell'Europa si ha di birra. E comunque ho visto decisamente più inglesi bere spumante.

I pasticci di carne, quelli sì sono una tipica golosità della cucina inglese. Serviti sempre con un accompagno dolce, sono saporiti e sostanziosi. Che siano con la sfoglia o con le patate, la farcia può essere di ogni tipo di carne, dal maiale all'anatra. Eppure a venderli ci ho trovato un ragazzo italiano, sardo ad esser precisi. Sorvolando sul fatto che le salse agrodolci, come la chutney, sono di origine indiana. Va beh.

Il Blue cheese, lo Stilton e il Camembert sono formaggi deliziosi. L'ultimo però è francese. Glom.

Quel che mi ha colpito è certamente la grande varietà di pane: Ai semi, alla frutta e con farine multigrano negli store come Tesco lo si trova sempre fresco. E il punto è anche questo. Non un panificio ma proprio una catena della GDO a produrre il pane più buono d'Inghilterra. A me è parsa come una rottura tra gli inglesi e il far da mangiare, avvalorata dalla selezione infinita di piatti pronti per tutti i gusti offerta a partire da store come Market & Spencer (decisamente gastro- fighetto) ,  passando per Tesco arrivando alle grandi profumerie. Incredibile. E come se non bastasse se si è colti da un attacco di fame mentre si è in fila da Primark, no problem, nei pressi delle casse snaks di ogni tipo non aspettano altro che saziare languorini da shopping.

Ebbene par proprio che la gente d'Inghilterra non sappia fare a meno della vasta scelta gastronomica, che poi è anche frutto della sua storia. Era poco più dopo il 1500 che l'Inghilterra si impose a dominio di colonie molto distanti. India, Nuova Zelanda, Malta e tantissime altre, il regno inglese ha condotto fieramente il Commonwealth senza reale soluzione di continuità. Le persone hanno sempre viaggiato fra colonie e madrepatria realizzando la multietnica società inglese che conosciamo oggi.

Ma allora chi sono questi elettori che hanno preferito appartarsi, rinnegando secoli di stratificazione culturale? Chi di loro preferirà mangiare Blue cheese con una pale Ale senza nemmeno un po' di pane perché ormai i panettieri ucraini di Tesco saranno dovuti rimpatriare a causa della Brexit?

E per coerenza dovranno rinunciare pure alle tonnellate di sushi vendute dalla catena giapponese Wasabi. Oppure gli antieuropeisti brit ce l'hanno proprio solo con l'Europa?

No. Non mi convinco. Forse sarebbe stato meglio se gli elettori inglesi prima di votare a favore della Brexit avessero dato uno sguardo in dispensa.

Federica Mazza