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È accaduto durante l'ultima puntata di Report, la veridicità dei premi assegnati ad importanti chef stellati finisce sotto esame. Lo show torna su Rai 3, cambia il timoniere ma non la sostanza dei suoi servizi. Adesso alla conduzione c'è Sigfrido Ranucci, che prende il posto dell'amata Milena Gabbanelli. 

È un'inchiesta di Bernardo Iovine a puntare i riflettori sui fornelli di alcune delle cucine più rinomate d'Italia, guidate da chef, ormai più interessati alla cura della loro immagine che non alla qualità dei propri piatti. Cosa si nasconde, dunque, dietro ogni stella Michelen, una forchetta del Gambero Rosso o un cappello dell'Espresso? Il servizio di Report porta alla luce una serie di relazioni tra i giudici e i destinatari del titolo che solleva un polverone di dubbi sull'autenticità e la validità del talento. 

Ad accrescere i sospetti l'iter ormai definito dei premiati. Gli chef a cui viene considerato l'ambito riconoscimento, è destinato a trasformarsi una sorta di Re Mida, che tramuta tutto ciò che tocca in oro. Personaggi, niente di più, che spesso con le loro presenze creano una grossa attrattiva, e per questo attorno alle loro figure, negli ultimi anni, si è concentrato un vero e proprio business. Nomi come Bastianich, Cracco, Cannavacciuolo in Italia sono capaci di catalizzare grosse cifre.

 

Nello specifico, l'inviato di Report ha incontrato il critico che lavora "sotto copertura" Valerio Massimo Visentin. "Il fatto di non rivelare il mio nome mi aiuta ad essere più onesto nelle mi recensioni" spiega il critico. Stando al suo giudizio, i più grandi dei fornelli, di fronte ai quali l'intero Paese è sempre pronto a cospargersi il capo di cenere, non sarebbero che falsi idoli. In realtà, presi tra i fuochi dei loro fornelli, non sono questi gran geni del gusto.

"Joe Bastianich non è stellato" ricorda il critico, parlando del più polemico di Masterchef, "Ma ha aperto comunque il suo ristorante, in società con Belén", due nomi che fanno soldi solo a pronunciarli, in fin dei conti. Ma quando si tratta di andare al sodo, il critico non si risparmia "Quel ristorante è un posto tremendo". Quando poi si passa a valutare Carlo Cracco, Visentin non nasconde il disappunto: "Sono stato più volte a mangiare lì, ma non sono mai rimasto pienamente soddisfatto". Insomma, la loro fama li precede, convincenti in televisioni, volti accattivanti e personalità di una certa ingombranza. Sarà che la fama avrà ottenebrato le loro capacità e il loro estro culinario, al punto che abbiano scordato come si mette a bollire l'acqua? 

Nessuna insinuazione, tuttavia, però l'inchiesta fa riflettere. "A chi vede questi chef come leggende della ristorazione -conclude Visentin- spero stiano guardando questo servizio di Report".

 

Monica Iacobucci