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La birra belga è ora Patrimonio dell’Umanità. A Sancirlo la consegna dell’attestato da parte dell’Unesco, che ha elogiato la famosa bevanda come lo specchio della complessità della cultura del Belgio, che ne ha permesso l’innovazione e la diffusione. Nel  novembre 2016 la più importante organizzazione europea dedicata alla cultura aveva ricevuto la richiesta di inserire le birre belghe nella lista d’oro del “Patrimonio dell’Umanità”.

Inserita nel tessuto culturale ed enogastronomico del Belgio, la produzione della birra è lo specchio dell’ unione tra le tante diversità linguistiche, umane ed etniche del paese. Sin dal medioevo il territorio belga ha accolto le più disparate genti del nord Europa: tedeschi, francesi, spagnoli e austriaci.  L’eterogeneità degli apporti culturali dei popoli che abitano il Belgio e l’hanno abitato è il segreto della magia della birra belga. Il rappresentante Unesco a Bruxelles, Paolo Fontani, ha presentato un attestato di riconoscimento al titolare del ministero delle attività culturali del paese. Vi si legge l'appartenenza del sistema produttivo e valoriale belga al patrimonio culturale immateriale del mondo. In una cerimonia che si è svolta al Municipio di Bruxelles, si sono unite le rappresentanze delle tre anime del paese:  Alda Greoli (Vallonia-Bruxelles), Isabelle Weykmans (Comunità di lingua tedesca) e Sven Gatz (Comunità fiamminga).

 Nell’Europa del nord-est medievale la birra era la bibita più diffusa, considerata più dissetante dell’acqua. Ancora oggi la consuetudine di bere più birra che acqua è presente in Belgio e in Germania.  La varietà delle birre belghe è riassunta nei molteplici nomi che assumono in base al tipo di produzione, ovvero ad alta, bassa o spontanea fermentazione : le Pilsner, le Birre Bianche, quelle  d’abazia, le Tripel, le Trappiste, le Ambrate, le Fiamminghe invecchiate scure.

La storia della birra belga inizia nel XIV secolo, con la fondazione delle gilde di fabbricanti di birra: a Bruges nel 1308, a Liegi nel 1357 e a Bruxelles nel 1365. A partire da questo momento la produzione della bevanda più bevuta in Belgio diventa un motore economico  del paese. Solo con la Prima guerra mondiale avviene una drastica riduzione della produzione di birra belga. Forte il collegamento col mondo dei monaci cistercensi: la birra è produzione d’abbazia, e per forgiarsi del rinomato titolo di “Authentic Trappist Product” deve essere prodotta all’interno di un’Abbazia trappista, l’intero processo produttivo deve svolgersi sotto il controllo diretto della comunità monastica, i ricavi delle vendite devono essere utilizzati dall’Ordine per perseguire atti caritatevoli. Il nome trappista deriva dal monastero di Notre-Dame de La Trape, che il fondatore dei cistercensi della stretta osservanza, Armand de Rancè, prese in possesso. Il 1950 segna una data importante nella storia della produzione della birra in Belgio: i monaci dell'Abbazia di Affligem concludono un accordo con il birrificio di Hertog ad Anversa per proseguire la produzione delle loro birre. È la prima volta che delle birre d'abbazia vengono prodotte da laici.

La cultura della birra è tuttora molto viva in Belgio: ogni provincia ha i propri birrifici, associazioni, musei, ristoranti e bistrot e organizza avvenimenti e feste <<che contribuiscono alla creatività e alla diversità del mondo della birra belga>>, come hanno sottolineato gli autori del dossier Unesco che ha sancito l’ingresso della birra belga nella prestigiosa lista dei Patrimoni dell’Umanità.

 

Elèna Lucariello