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Cari lettori,

a seguito dell’articolo “Bastianich, Cracco, Barbieri. Dai cazziatoni agli spot dei surgelatiscritto da Valeria Vanacore, giovedì 25 settembre ci è arrivata una mail dal responsabile marketing di Fattorie Osella che, per motivi di privacy, chiameremo Mario Rossi.

In questa mail il signor Rossi, ha espresso il suo disappunto, scrivendo:

Non capisco proprio l’accanimento contro una azienda che dà lavoro a oltre 140 famiglie, non ha mai lasciato a casa nessuno, investe in pubblicità e ha utilizzato Bruno Barbieri per una ricetta che a nostro avviso non viene “stuprata” ma , a detta dello stesso Bruno che l’ha concepita, funziona benissimo […] Non so quante altre aziende italiane possano vantare un bilancio sano, un controllo delle materie prime sul territorio e un consumatore che ha una alta opinione di noi. Spesso i giornalisti invece inseguono lo scoop del momento, dimenticandosi che in Italia c’è chi lavora con fatica.”

Avremmo potuto pubblicare interamente la mail, ma abbiamo preferito condividere con voi un'estratto con i punti fondamentali della missiva del Signor Rossi che riguardano più cracco e la san carlospecificamente l’articolo “incriminato”. Ora, come in passato, non siamo interessati alla polemica o a “inseguire” lo scoop del momento. Amiamo esprimerci alla luce del sole: la redazione del nostro web magazine punta, da sempre, alla trasparenza e alla serietà. Quando sono state mosse critiche, lo abbiamo sempre fatto sulla base di dati oggettivi.

Nell’articolo della nostra Valeria Vanacore non c’è mai stato l’intento di ledere l’immagine di un’azienda importante per l'economia del Paese come Fattorie Osella, tanto meno il desiderio di mettere in dubbio la qualità delle materie da loro selezionate e lavorate. Né si è voluto sminuire le figure degli chef: le competenze indiscutibili in campo culinario, la professionalità e la conoscenza di questi massimi esponenti della cucina internazionale non sono in discussione. Il taglio decisamente ironico del pezzo voleva sottolineare le contraddizioni di personaggi televisivi, come i tre noti chef, che “prestano” la propria immagine mediatica ad aziende del mercato di massa (come già è accaduto in passato con il noto caso Gualtiero Marchesi/McDonalds), ergendosi al contempo promotori di una cucina d’eccellenza.

Marchesi è lo stesso genio rinnovatore della cucina italiana, quello del risotto alla milanese con la sfoglia d’oro, anche quando disegna i panini per McDonalds, ma riflettere su questa doppia anima è uno spunto che stimola qualunque giornalista di settore e narratore della gastronomia italiana.

Inoltre, la nostra critica non riguarda la Robiola come formaggio, bensì il suo abbinamento con un piatto tradizionale come la lasagna. Non ci siamo “accaniti” contro il lavoro di nessuno dell’azienda Fattorie Osella, come anche voi lettori potrete riscontrare leggendo l’articolo che troverete all’interno della nostra rubrica Ingredienti Curiosi.

E’ semplicemente una questione di gusto, espresso in un articolo redatto con un pizzico di ironia. Nessun attacco, nessun accanimento. Comunque non farebbe male ricordare che per l’art.21 della  Costituzione del nostro paese sancisce che "tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.

Avendo chiarito e ribadito la nostra posizione ed essendo un giornale meritocratico abbiamo deciso, sempre se i responsabili di Fattorie Osella non hanno nulla in contrario, di dedicare un servizio alla storia di Osella.

Intanto ringraziamo voi gentili lettori e il signor Rossi dell’attenzione e vi auguriamo una piacevole lettura su Tarallucci & Vin.

Antonia Fiorenzano

Direttore responsabile

e

Luigi Orlando

Editore