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Samantha Cristoforetti, dal 23 novembre, per i prossimi sei mesi, seguirà 200 esperimenti occupandosi anche di alimentazione e salute insieme al russo Anton Skaplerov e l’americano Terry Virts. La missione Futura è partita e con essa anche Isspresso, la macchinetta da caffè, in grado di funzionare in orbita ed una serie di cibi sottoposti a termostabilizzazione e liofilizzazione.

space-food-cristoforettiDirettamente dal suo blog Avamposto42, la giovane astronauta originaria di Malè, in provincia di Trento, racconterà le sue giornate trascorse nello spazio dove benessere fisico e psicologico diventano di prioritaria importanza. E così addio a vecchie barrette senza sapore e con il solo unico scopo di nutrire e dare sostentamento: da oggi nello spazio si pensa anche al gusto e al piacere della tavola. Certo, si tratta di un menù appositamente studiato secondo rigidi dettami imposti dalla Nasa. Ma a ben vedere, è stato studiato seguendo anche le preferenze dei partecipanti alla missione per scacciare via la nostalgia di casa. Ne sa qualcosa l’italiano Luca Parmitano che, lo scorso anno, si era fatto preparare un menu con lasagne, parmigiana e tiramisù. Perché lì sullo spazio si può rinunciare a tutto, ma non ai sapori della propria terra.

barretta-samantha-cristoforettiCosa mangerà Samantha? È presto detto. Nella navicella spaziale sono arrivate le bacche di goji e la quinoa, ricca di fibre e minerali. Ma a bordo della Stazione Spaziale Internazionale ci sarà anche Slow Food con alcuni piatti preparati con i legumi di quattro presidi. Sono stati scelti il cece nero della Murgia Corsica; le fave di Carpino; la piattella di Canavesana, un tipo di fagiolo bianco dalla buccia particolarmente sottile; e le lenticchie di Ustica.

Piatti gourmet preparati da chef specializzati in space foodSi chiama Stefano Polato, lo chef trentatreenne che ha studiato il menu per la Cristoforetti attenendosi alle regole imposte dai laboratori della Nasa. Innanzitutto i prodotti devono essere conservabili a temperatura ambiente per 18-24 mesi. Inoltre il packaging deve permettere di riscaldare l’alimento ed infine bisogna evitare il rischio di volatilità. Niente briciole sulla navicella, per carità! Potrebbero danneggiare gli strumenti o addirittura essere inalate dagli astronauti.

Qui su Avamposto42 siamo convinti che per stare in salute non servono regole complicate – commenta Samantha – è sufficiente capire come ogni cibo parla al nostro corpo”. Appassionati interstellari c’è poco da fare: ogni universo è paese!

Annarita Costagliola