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Proprio così. Si chiama Scranton ed è un ristorante per sole donne nel cuore dell’Afghanistan. Gli uomini sono banditi, possono solamente ordinare cibo da asporto  da ritirare attraverso una piccola finestra appositamente ricavata. Niente burqa per loro;  gli uomini semplicemente qui non esistono. L’iniziativa è stata realizzata grazie al coraggio di Suraya Pakzaduna, giovane attivista di Herat, che con l’aiuto di una Ong ha raccolto i fondi per sostenere i costi relativi all’apertura del locale. Una donna forte che ha sposato un progetto rivoluzionario, subendo anche attacchi e minacce e che gestisce cinque centri di accoglienza per vittime di abusi e maltrattamenti.

donne-afghaneScranton è un luogo magico. Qui le donne potranno ritagliarsi un angolo tutto per loro al riparo da occhi e sguardi indiscreti; potranno organizzare feste, incontri e creare una rete di rapporti sociali e amichevoli. Scranton è l’affermazione di un messaggio di uguaglianza all’interno di una terra purtroppo ostile alle donne  ma è anche qualcosa in più. Rappresenta senza dubbio la presa di coscienza del sé femminile: parlare, comunicare, aprirsi alle altre diventa la forma principale del più classico momento di autocoscienza tanto caro ai gruppi femministi degli anni ’70, diventati famosi anche in Italia. Una Donna Soggetto che parla di sé, della natura esistenziale del suo agire e del suo pensare; capace di creare un’alternativa a quel sistema culturale costruito dall’uomo per l’uomo.

E dove discutere e intrecciare nuovi rapporti se non davanti ad una bella tavola imbandita? Un ristorante tutto per sé, lo avrebbe chiamato Virginia Woolf.

Annarita Costagliola