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A tutti è sempre sembrato impossibile immaginare un mondo senza Nutella. Eppure, sabato scorso, Michele Ferrero, colui che ha creato la famosissima crema spalmabile alle nocciole, ci ha lasciati, lasciando un vuoto incolmabile nel cuore di molti. Se ne è andato il giorno di San Valentino, la più romantica tra le feste dedicate all’amore in cui, tradizionalmente, gli innamorati si scambiano dolcezze e cioccolatini, molti dei quali prodotti dal gruppo dolciario Ferrero.

Quella di Michele Ferrero era una mente brillante, astuta e imprenditoriale. Fu lui, infatti, per scopi commerciali, a trasformare una invenzione dolciaria del padre, la Supercrema (a base di pasta di cioccolato e nocciole), in quella che ad oggi risulta la crema dolciaria spalmabile più diffusa al mondo, la Nutella. Correva l’anno 1963 e, a quei tempi, le Langhe già godevano di un gran numero di noccioli piantati, i cui frutti costituivano l’ingrediente principale della dolcissima crema. Michele riuscì nel suo intento e, con la prelibata materia prima della propria terra, creò la Nutella (dall’inglese “nut”, nocciola). Nel 1964 il primo barattolo di Nutella uscì dalla fabbrica familiare di Alba e fu subito un successo mondiale.

La Nutella è sulla bocca di tutti, fa parte del nostro linguaggio quotidiano. Chi non ha mai fatto colazione con pane e Nutella? Durante i Campionati Mondiali di Calcio veniva bollata come la “colazione dei campioni”. Ha fatto parte della nostra infanzia. Le nostre nonne e le nostre madri, quando eravamo fiacchi o giù di morale, ce la somministravano quasi come una medicina. La Nutella è sempre stata la più fedele consolatrice di ognuno di noi. Eravamo depressi? Nutella. Stanchi? Nutella. Una delusione d’amore? Nutella. Ci svegliavamo nel cuore della notte e, come ladri, con passo felpato, andavamo in cucina e aprivamo a colpo sicuro quel mobile in cui era custodita e affondavamo, ancora sonnecchianti, il cucchiaio nella soffice crema. Adesso, sapere che chi l’ha creata non c’è più, ci rende tutti molto tristi poiché è un gran capitolo di storia dolciaria italiana che si chiude. E, anche se continueremo a mangiarla, sappiamo bene che ogni singolo buongiorno non sarà più lo stesso.

Valeria Vanacore