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Ipotizzate di chiedere a uno straniero di associare una parola alla città di Napoli.

Le risposte nelle ipotesi più rosee potranno essere: pizza, caffè, Castel dell’Ovo, sfogliatella, Mandolino, Maradona.

Ma, di certo, la risposta di Suzi Menkes e a Rachel Sanderson sarà diversa.

Per loro,senza alcun dubbio, Napoli significa sartoria ed eleganza maschile.

Ad un anno dalla fashion reporter Suzi Menkes, che consacrò la sartoria partenopea in un reportage pubblicato sulle pagine del New York Times, anche il Financial Time, autorevole testata inglese, si occupa dei sarti napoletani e ne riconosce l’eccellenza a livello internazionale.

Rachel Sanderson, l’autrice dell’articolo, parte da Kiton storica maison partenopea nota in tutta il mondo con i suoi 43 Negozi tra America, Europa, Medio Oriente e Asia, continua con Rubinacci e finisce con le parole di Massimiliano Attolini che definisce, a ragion veduta, la sartoria come ambasciatrice di Napoli nel mondo.

Alla fine del suo interessante viaggio tra i sarti napoletani, la giornalista inglese non può non citare Marinella, lo storico “cravattaro” che da oltre un secolo veste il collo delle personalità più importanti del pianeta.

Ed è proprio a Maurizio Marinella, che la giornalista chiede se Napoli si salverà con la bellezza.

"Napoli è una città distrutta - risponde l'imprenditore - Lo sono anche la mia forza, la mia emozione".

Rachel Sanderson sottolinea che Marinella apre bottega alle 6:30 offrendo sfogliatelle e caffe ai  clienti per coccolarli, per mostrare la Napoli che funziona, che si alza presto per andare al lavoro, che si concentra sul bene.

Ed è questa la Napoli a cui anche noi di inFOODation crediamo, una Napoli che si sveglia con una sfogliatella e una tazzullella di caffè certa di potersi salvare con la bellezza.

Giovanni Salzano