-->

News
Strumenti

Gli attentati del 13 novembre 2015 a Parigi sono stati un pugno  allo stomaco per tutti. Rivendicati dall’IS gli attentati si sono consumati durante momenti che sarebbero dovuti essere di condivisione : la partita di calcio tra Francia e Germania allo Stade de France, un concerto rock al teatro Bataclan,ed infine quelle che probabilmente erano passeggiate in coppia o in famiglia lungo i Boulevard de Charonne, Boulevard Voltaire, Rue Alibert, Rue de la Fontaine au Roi.

Di reazione le città di tutta Europa si sono dotate di vigilanza ad ogni angolo: quei tavolini di bar dove prima si incontravano gli amici adesso accolgono tazzine di caffè all’amaro sapore della paura, aperitivi in compagnia del sospetto e tramezzini farciti di rabbia.

Come ritrovare la fiducia verso la condivisione della propria vita all’aperto in mezzo a tanti altri?  

Il sospetto è una sensazione nuova per chi è cresciuto nelle città del Sud Italia dove la condivisione degli spazi e delle abitudini, frutto mescolanza razziale, è intessuta nel DNA delle persone, scolpita nei marmi monumentali e alimentata nelle cucine di tutte le case. L’invito “Porta chi vuoi” alle cene fra parenti e amici ha sempre trasformato “sconosciuti” in “nuove amicizie”. Le incomprensioni, poi , sono sempre chiarite davanti ad un buon piatto di pasta.

Il rito della tavola è dunque l’emblema della nostra cultura orientata alla condivisione, e così alla pace. Le distanze sono azzerate dal momento che i commensali siedono l’uno accanto all’altro se non difronte, e dunque la relazione fra essi prende le forme della convivialità. Persone culturalmente e socialmente distanti si alimentano dello stesso pane con lo stesso piacere.

L’abitudine alla condivisione risale alla storia dei tempi, tanto che la religione cristiana considerando l’ultima cena come uno dei momenti che meglio rappresentano l’umanizzazione del Messia nel suo gesto di offrire il pane agli apostoli, sceglie questo rituale come icona delle celebrazioni: la Messa. Non a caso l’espressione “messa” è molto simile a “mesa” nome iberico della tavola imbandita, o “mazzè” termine con cui i persiani un tempo e gli arabi oggi indicano l’insieme di portate del pasto.

Potremmo scegliere di guardare al prossimo come ad un commensale con cui siamo stati invitati alla stessa tavola per saziarci con lo stesso pasto. Sappiamo che lui ha fame come noi e che cedergli l’ultima fetta di pane molto probabilmente lo spingerà ad offrirsi di condividerla. Conosciamo l’importanza del “buon appetito” che è uguale al valore del saluto anche ad uno sconosciuto. Ricordiamoci di come ci piace fare pace regalando all’amico il suo vino preferito.

Allontaniamo il sospetto dalle nostre giornate. Scegliamo la condivisione.

Federica Mazza