-->

Questa sera il gran finale di Wine&Thecity2015 invaderà il Quartiere Intelligente, uno dei luoghi più suggestivi e meno conosciuti del centro storico: lo Scalone monumentale di Montesanto, opera del Filangieri del 1880, cerniera tra la collina e il ventre della città.

Dalle ore 19.30, arte, musica e vino nutriranno l’ebbrezza della serata in un crescendo di contaminAzioni in pieno stile Wine&Thecity.

Leggi tutto: Il gran finale di Wine&The city tra arte, musica e vini

Rilanciare una zona di confine? Si può e a quanto pare Napoli lancia la sua sfida preparando una nuova azione che coinvolge giovani artisti impegnati in un’importante opera di riqualificazione.

Il Premio Centro Direzionale per l’arte, promosso dal primo spazio coworking di Napoli Rework, nasce infatti proprio con l’intento di rilanciare l’immagine del Centro direzionale e renderlo polo attrattivo con cultura, arte e musica. L’idea è di coinvolgere i giovani artisti under 45 sul tema: “Ripensiamo il presente e il futuro del business center di Napoli”, per riappropriarsi di un pezzo di città e ridisegnarne le finalità in vista della formazione di una nuova anima urbana. Le opere che possono concorrere appartengono alle molteplici forme delle arti visive: pittura, scultura, foto, video-arte  e illustrazioni. Oggetto: lo skyline del Centro direzionale, i suoi piani orizzontali, le geometrie atipiche per il territorio. Il vincitore sarà premiato con 1000 euro. Le venti opere finaliste saranno esposte nello spazio “Re.Work” per un mese. E’ la prima mostra d’arte ospitata al Centro direzionale. La prima di molte altre in cantiere.

Re.work è impianto architettonico d’avanguardia, corredato da un design d’interni di eccellenza, che offre ai “coworker” molte soluzioni e tanto comfort: 100 postazioni, spazi per riunioni, zone relax e aree meeting, e a anche bistrot per appuntamenti gastronomici.

Per conoscere le modalità di partecipazione al concorso ma anche per essere aggiornati su tutti gli appuntamenti in fieri come il Sound Food,  pranzi musicali a cura dell’associazione “Frammenti” che prepareranno menù di prima scelta fatti con prodotti biologici, gli happy hour di fine giornata, i corsi di pasticceria, tra i quali, prossimamente  sarà prvisto uno organizzato da Le cuoche in giro tutto incentrato sulla gastronomia partenopea e poi ci saranno i corsi di fotografia oppure i workshop di formazione, consultare il sito www.reworkspace.it.

A.C.

 

 

McDonald’s Italia torna a far parlare di se. Il nuovo spot della multinazionale statunitense non smette di suscitare polemiche e reazioni mediatiche: in una pizzeria come tante, uno spensierato e sorridente bambino chiede un Happy Meal davanti al volto basito di un'attempato cameriere.

Accade a poche settimane dall’inattesa presenza del colosso statunitense all’Expo di Milano, di cui vi abbiamo parlato in un  su InFOODation, ma soprattutto in piena fase di candidatura della “Arte dei Pizzaiuoli napoletani”, simbolo del made in Italy nel mondo, a Patrimonio dell’umanità Unesco. Anche di questo vi avevamo già parlato in un articolo di alcuni giorni fa. Una scelta anacronistica, di poco gusto nell'era di Slow Food e del chilometro zero, che merita in pieno l’aggettivo blasfemo con il quale i pizzaioli e la pubblica opinione partenopea hanno commentato lo spot incriminato. Quando l’assurdo e il paradossale prendono fisionomie reali non si può che rimanere di stucco, ma quando la questione coinvolge una delle pietanze più note al mondo, in un circolo di polemiche e mosse commerciali, si passa alla fantascienza grottesca, seppure drammaticamente reale  

Le reazioni indignate non si sono lasciate attendere. Alfonso Pecoraro Scanio, ex leader dei Verdi trai promotori della candidatura Unesco, ha lanciato una petizione sulla piattaforma change.org chiedendo il ritiro dello spot in quanto è “una offesa alla pizza e al Made in Italy”. Il vice presidente della camera Luigi di Maio invece ha chiesto addirittura “la rimozione dello sponsor all’Expo” oltre alla minaccia di “un esposto all’ Agcom”. Se a livello politico regna l’assoluto risentimento, a Napoli si è scatenata la reazione dei pizzaioli dell’Associazione Verace Pizza Napoletana e del popolo culminata con la distribuzione di pizze a libretto ai bambini dinanzi a una delle sedi McDonald’s in città. Due colossi come Ciro Oliva e Gino Sorbillo sono scesi in campo, con campagne e menù dedicati ai più piccoli sulla falsariga di quelli  della multinazionale americana. In seconda battuta abbiamo assistito all’iniziativa di Sergio Miccù, presidente dell'associazione pizzaioli napoletani, e Francesco Emilio Borrelli, che hanno organizzato l'esposizione del burger McDonald’s accanto a una pizza in diversi locali napoletani per mettere in primissimo piano la differenza abissale che intercorre trai due prodotti.

Il colpo del K.O lo ha dato Egidio Cerrone, noto autore del blog gastronomico Le avventure culinarie di Puok e Med. Il video virale ribalta lo spot McDonalds e oppone alle tetre patatine con hamburger dell’Happy Meal i colori e il sinestetico connubio di aromi e sapori di un prodotto tradizionale come la pizza napoletana.

 

Sembrerebbe un Davide contro Golia dei giorni nostri, ma come la storia ci insegna, per vincere una guerra molte volte bastano spirito di squadra, un corpus unico di alleati che reagiscono all’unisono e tanto amore e convinzione per il motivo per cui si sta combattendo. I McDonald’s in Italia sono 510, Expo escluso, le pizzerie sono oltre il migliaio solo a Napoli e dintorni.  E per un capolavoro popolare come la pizza questo è il minimo.

Massimiliano Guadagno

Come fare dell’ottimo street marketing ad un (relativo) basso costo?

Offri la colazione per 24 giorni ai tuoi clienti se…si presentano alla cassa in pigiama.

Una iniziativa divertente e divertita quella della più nota catena di fast food, capace indubbiamente di propagarsi viralmente sia fuori che dentro la rete e che già è divenuta un successo.

Eppure, nonostante tutto, questa trovata ha attecchito solamente in scarsa misura nel territorio di Partenope. Le cause possono essere varie, tra cui molti annoverano un certo imbarazzo più deciso in una città ancora poco tollerante per operazioni del genere e per il “diverso” in generale.

O forse, più probabilmente, il napoletano medio è un gran cultore, un raffinato estimatore dei suoi preziosi gioielli enogastronomici. E questo lo sanno bene le varie caffetterie e bar, in quanto alcune delle quali hanno avanzato una contro-proposta: cappuccini, cornetti, babà e sfogliatelle gratis a chiunque avesse portato oggetti tipici della tradizione napoletana.

Una mossa forse ancora più innovativa e decisa nella sua venatura più profonda: è il territorio che, finalmente conscio dei suoi mezzi qualitativamente superiori, si oppone alla grande distribuzione, all’industrializzazione selvaggia, alla banalizzazione scellerata degli alimenti.

E noi siamo ovviamente dalla loro parte.

Sempre.

Massimiliano Guadagno

Jats Taccola. Si chiama così la bevanda giapponese che sta spopolando tra i giovani. E se, per assonanza, avete associato questo nome ad una parola “nasale”, non preoccupatevi perché non siete i soli.

La particolarità di jats Taccola è che è la prima cola al gusto di aglio. Proprio così, e pare anche che i giapponesi siano molto orgogliosi della loro ultima trovata. Polvere di aglio finemente macinato e cola: nasce così la bevanda prodotta nella prefettura di Aomori, considerata la capitale dell'aglio del Sol Levante, da
 cui proviene il 70% della produzione giapponese.

Ma non è l’unico prodotto a base di aglio. Sempre in Giappone vengono venduti infatti anche cioccolatini, gelati e birre all’aglio. De gustibus.

La cola all’aglio, in vendita esclusivamente in Giappone al costo di 199 yen (circa 1,50 euro), pare abbia subito numerosi test e perfezionamenti prima di essere lanciata sul mercato. Il risultato? Una cola dall’aroma molto forte ma senza il gusto pungente tipico dell’aglio che promette di portare benefici anche al cuore.

Sarà anche buona, ma io sto con i vampiri!

 

Annarita Costagliola

 

 

A quanto pare, se siete ragazze giovani e avventi e volete sfondare nel mondo della gastronomia di matrice “youtubersiana” non dovete far altro che mettervi in topless.

O almeno è questo quello che ha pensato la nostra giovane protagonista, una ragazza di ventiquattro anni argentina che, mano ai fornelli e coprendo giusto le nudità più eclatanti, impartisce al popolo della rete vere e proprie lezioni di cucina.

La trovata, che ha avuto un enorme riscontro in rete, è ovviamente un modo come un altro per tentare di crearsi un alibi per la messa in mostra delle proprie grazie, in barba alle battaglie a difesa della dignità delle donna che qui vengono praticamente cancellate.

Bastano infatti pochi video per accorgersi della bieca trovata e, se questo non bastasse, la disamina dei video ci propone continui ammiccamenti, inquadrature “generose”, e soprattutto una assoluta inutilità del tutto (dove il piatto più complesso è una sorta di hot dog al forno).

L’invito non è tanto rivolto alla ragazza (la cui moralità è oramai bella che andata), ma a Youtube stesso che dovrebbe cominciare a approvare con maggior criterio i video proposti dagli iscritti.

Clicca qui per vedere il video incriminato

 Massimiliano Guadagno

Altri articoli...

Block [footer] not found!