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Essere e benessere
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Che la salute inizi a tavola avremmo dovuto impararlo per la quantità di volte che ci viene ripetuto. Ogni giorno vengono prodotte nuove e più specifiche direttive alimentari, decaloghi di buone abitudini e ricette a base di super food. In inFOODation pure abbiamo affrontato la questione con un articolo sulla nutraceutica, ma stavolta le frontiere della dietetica si sono spinte sino all'ideazione di una Dieta Mima-Digiuno parte di uno schema alimentare più complesso detto dieta della longevità.

Frutto delle ricerche del biochimico Valter Longo, adottato dalla scienza negli USA e calabrese di nascita, la Dieta della longevità si ispira alle abitudini alimentari dei popoli in cui si registrano i più alti tassi di longevità al mondo: l'isola di Okinawa in Giappone, quella di Ikaria in Grecia, la Penisola di Nicoya in Costa Rica, la cittadina californiana di Loma Linda con i suoi Avventisti del Settimo Giorno, i monti sardi dell'Ogliastra e il paesino calabrese di Molochio nel cuore dell'Aspromonte. Queste sono le cosiddette 'zone blu' del pianeta, accomunate un'alimentazione molto vicina a quella della Dieta Mediterranea. Le raccomandazioni infatti prevedono molta frutta a guscio, pesce, poche proteine, pochi zuccheri e grassi saturi o trans e molti carboidrati complessi, come legumi o altri vegetali.

Nel suo libro "La dieta della longevità" Valter Longo parte da un'ambiziosa premessa: far vivere la gente fino a 110 anni. Gli stessi di Salvatore Caruso, conterraneo di Longo, che insieme ad altri 3 centenari del paese ha portato Molochio in Calabria agli onori della cronaca. Celebrata da National Geographic nel 2013 come il paesino che ha doppiato la longevità della ben più nota Okinawa, è proprio a Molochio e dalla storia dei suoi personaggi quasi mitologici che iniziano a prendere forma i contenuti del libro.

Secondo la teoria di Valter Longo il segreto si tinge dei colori sfuggenti della fortuna, poichè risiede anche nell'avere il corredo genetico giusto, quindi una certa concentrazione nell'incidenza dei centenari non è dovuta solo alle loro abitudini. Basti pensare al caso dei nani Laron dell'Ecuador che pur in condizioni fisiche di sovrappeso riescono a non sviluppare malattie croniche.

La dieta della longevità si fonda su cinque pilastri, di cui lo studio dei centenari è il 4. Poi la ricerca di base ci mostra i collegamenti tra componenti dei cibi, invecchiamento e malattie; l'epidemiologia chiarisce il ruolo fondamentale dell'alimentazione nella prevenzione delle malattie; gli studi clinici dimostrano definitivamente gli effetti di un alimento o di uno stile alimentare sulla longevità e le malattie; infine l'analisi dei sistemi complessi che dal confronto tra lo studio delle macchine si intende capire le funzionalità del corpo umano

La Dieta della longevità allora non deve essere banalizzata alla stregua di una restrizione calorica di cui Longo sottolinea gli effetti negativi. E' piuttosto una dieta in cui si mangia di più ma meglio, ed è uno stile di vita che andrebbe trasmesso anche ai più piccoli nell'accezione di dare il giusto peso al ruolo del cibo. Il pasto che meglio interpreta il significato della dieta della Longevità? Un piatto di pasta con i ceci e le verdure è il pasto ideale per tutti.

 

Federica Mazza