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Essere e benessere
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E’ stata offerta ampia pubblicità a questa pratica dai quotidiani e opinionisti di buona volontà, quindi la storia è ampiamente conosciuta dai pellegrini della rete così come dal pubblico più ampio. Qualche accenno è necessario nel caso ci sia ancora qualche astemio disinformato.

Il gioco social è nato in Australia, si è rapidamente diffuso a livello globale e fa pensare a un rito d’iniziazione e riconoscimento comunitario: amici di social network si sfidano in video a tracannare un qualunque liquido alcolico, nominando altri amici a proseguire il gioco in una specie di catena di sant’Antonio. Il risultato è che qualcuno c’è rimasto secco, nonostante avesse bevuto in abbondanza!

L’Italia, beota e beona il giusto, non poteva mancare all’appello. Niente di grave: finora nessuno si è fatto male sotto i cieli di Dante, ma la diffusione tra gli adolescenti preoccupa madri, educatori e medici.

neknominateBere d’un sol fiato una pinta di birra fresca o una coppa di vino è certamente dannoso all’organismo. E certamente tutti i danni annessi e connessi che il consumo di alcool provoca in un corpo non ancora formato e in una mente già inevitabilmente compromessa da altri fattori, non migliorano il giudizio su questa moda.

Eppure il problema è un altro: l’approccio.

La fortuna, o sfortuna in base ai punti di vista, di nascere in una regione d’Italia tra le più bevitrici, comporta un precoce approccio alla bottiglia, al cicchetto di vino la domenica dai nonni, alla damigiana in osteria ai primi peli sul mento. Il bicchiere o la pinta alla calata, come si indica tra le remote montagne dell’Abruzzo, l’abbiamo bevuto più d’una volta, anche in sequenza, alle feste, ai banchetti, durante le mani di passatella (un gioco di carte e bevute di cui parlerò volentieri in un approfondimento), durante le abbuffate in osteria, al canto del ritornello “bevilo, bevilo, bevilo! Se l’è bevuto tutto e non gli ha fatto male, l’acqua fa male e il vino fa cantar”. Giovani, beoni, beoti.  Ignari portatori sani dei geni di un popolo impaurito dalla peste e dall’acqua suo tramite. E talvolta abbiamo continuato a farlo, beoni e beoti, anche crescendo, nelle divertenti sfide all’ultimo sorso a ricordo dei vecchi tempi.

Il neknominate è solitario, decontestualizzato, privo dell’atmosfera festosa che può parzialmente giustificare un atto altrimenti privo di buongusto. Non dimentichiamo che in queste occasioni si riesuma il vinaccio più scadente, la popolare birra chiara da discount e altri pessimi prodotti.

L’educazione al gusto, l’assaggio e sorseggio innamorato del colto bevitore sono lontani anni luce da questo gioco online per giovani ubriaconi del futuro; richiedono passione e rispetto per il lavoro dell’uomo capace di trasformare dolci succhi di frutta in preziosi nettari di piacere sensoriale, ma anche anni e anni di sbronze rapaci nelle osterie dove il social network, la tua rete di salvezza, è la spalla dell’amico che ti sorregge e il dito in gola che ti fa vomitare. Salute.

L.O.