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Essere e benessere
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L’idea nasce nel 2006 da Marialuisa Squitieri, laurea in storia medievale e tanta passione per la terra. E da storica, Marialuisa riprende i ritmi della terra, il rispetto per la stessa e fonda Madrenatura. 

Dall’orto alla città, l’azienda, sita a Poggiomarino, vanta di 1.5 ettari di terreno, coltivati prevalentemente ad orticole secondo il metodo dell’agricoltura biologica e preferendo le varietà locali: prodotti freschi che arrivano quotidianamente in bottega per approdare direttamente sulle tavole napoletane!

 Marialuisa, come è nata l’idea?

«Dal 2006, con quella che era allora l'azienda di mia madre, abbiamo cominciato a partecipare ai "mercatini del Biologico", un progetto pilota dell'Assessorato all'Agricoltura della Regione Campania che permetteva la vendita diretta dei nostri prodotti nelle piazze di alcune delle più belle città della Campania. Da allora ne abbiamo fatta di strada: altri mercatini, gruppi di acquisto solidali, fino alla scelta di gestire direttamente l'azienda (per un senso di responsabilità nei confronti di mia madre) e alla decisione di chiudere con alcuni mercatini per aprire un punto vendita diretto, nel cuore del centro storico di Napoli».

 Dal tuo progetto è scaturita una vera e propria rete. Raccontaci.

«Forse posso dire che la rete c'è sempre stata, nel senso che quello di "mettersi in relazione" è quasi un atteggiamento mentale, ed è quello che mi ha guidato in questi anni: dai primi mercatini (quando ci si scambiava prodotti in puro stile baratto), alla scelta di inserire  alcune produzioni di amici conosciuti ai mercatini nelle ceste che proponiamo ai Gas (Gruppi di Acquisto Solidali, ndr), fino poi all'allestimento della bottega con quelle che considero delle eccellenze alimentari ed etiche del territorio campano. Mi piace raccontare perché ho scelto una marmellata della cooperativa "la Ginestra" piuttosto che quella di un altro produttore,  mi piace e ci tengo a raccontare che oltre alla certificazione biologica del Ministero per me conta moltissimo la passione e l'impegno con cui ciascuna delle realtà con cui mi relaziono fa il suo lavoro».

 Come ti hanno accolto i napoletani?

«Be’, dovremmo chiederlo a loro! Bene, bene, ormai mi sento più napoletana che "di provincia", per quanto possano valere queste definizioni. La bottega è sempre piena, il che vuol dire che è un posto che piace ed in cui si spende bene. Una delle nostre particolarità è quella di proporre ortaggi e frutta "antichi", cioè da semi non modificati, che si fa fatica a trovare sui banchi di qualsiasi altro negozio di frutta e verdura: il ravanello lungo, il cavolo torzella, la mela limoncella, il fagiolo a formella. Molte persone sono affascinate ed incuriosite proprio da questo lavoro di recupero dei semi antichi, oltre che dal fatto che proponiamo prodotti biologici freschi di giornata».

 Storica e contadina… Come hai coniugato le cose?

«Storica.. ma magari! Sono laureata in storia e specializzata in storia medievale, sì, e mi sarebbe piaciuto fare ricerca, ma la strada - per ora - mi ha portato a curare di più quest'altro pezzo della mia vita. Non ho invece competenze "accademiche" in ambito agrario: sono quasi completamente autodidatta, oltre ad aver fatto esperienza sul campo, in tutti i sensi, da sempre accanto a mia madre. Ho provato a rifletterci per capire se c'erano connessioni profonde tra le due cose: probabilmente, il nesso è da ricercare nel senso pratico che è necessario sia per la ricerca tra le carte d'archivio che per la cura della terra. O forse in un'altra vita di qualche millennio fa sono stata la contadina di un monastero di amanuensi…».

Non resta che fermarvi, farvi raccontare i prodotti, i processi e il lavoro di ricerca e recupero di Marialuisa e del suo staff, e portare a tavola gusti e sapori di un tempo. E in città è cosa rara.

 

M. G. Addeo