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Non è solo questione di gusto. Quel che conta è la personalità, anche nella scelta del gelato. Grandi o piccini che siate, nessuno scampa al piacere offerto da un gelato rinfrescante in queste lunghe giornate estive. Ma occhio alle vostre scelte che potrebbero svelare più di quanto voi desideriate mostrare. Cono o coppetta, fragola o cioccolato, pare che dietro ogni diverso accostamento ci sia la possibilità di tracciare un preciso profilo psicologico della persona.

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Sei infastidito dai rumori della masticazione altrui? Si chiama misofonia e, secondo l ‘Academic  Medical Central (AMC) di Amsterdam, soffri di un disturbo psichiatrico. Più nello specifico, si tratta di un disturbo del sistema nervoso centrale scaturito dai rumori più comuni udibili quando si mangia.

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Tutti i nostri cari lettori sapranno che per mantenersi in forma serve un sano e costante esercizio fisico, mangiare tutto ma in giusta quantità e condurre uno stile di vita consono. Tuttavia non sempre ogni pietanza ingerita è sinonimo di proprietà ingrassanti, anzi la scienza recentemente ha scoperto alcuni cibi che addirittura sono validi alleati nella nostra battaglia ai chili di troppo. Ne abbiamo raccolti sette (ma gli ultimi due lasceranno a bocca aperta):

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A cominciare dal mese di aprile siamo bombardati da ogni tipo di pubblicità che ti fa sempre la stessa domanda: “sei pronta per la prova costume”? Dappertutto, i banner sui social, sulle riviste, sugli autobus, sui cartelloni, alla radio, alla tv.

E poi quale sarebbe questa prova costume? Che corpo dovremmo avere per andare in spiaggia? E se un copro magro non ce l’abbiamo? Ci toccherà essere stipati nelle riserve affinché non possiamo essere visti dai fanatici del fitness? Dovremmo rinunciare alla spiaggia perché la nostra taglia supera la 44? Molti negozi si fermano alla 42 facendoti sentire un alieno sbarcato per errore sul pianeta terra.

Ma poi, possiamo mai cominciare a metterci a dieta ad aprile per poter scoprire i nostri corpi in luglio?

Per fortuna, negli ultimi anni, c’è anche un pullulare di vignette ironiche sull’argomento. Mentre in Inghilterra è stata organizzata una vera e propria rivolta di ragazze con corpi normali davanti ai cartelloni pubblicitari che pretendevano i corpi perfetti per la spiaggia. C’è stata anche la bellissima campagna contro la lingerie che discrimina le taglie più abbondanti. Meno male che c’è chi sdrammatizza e come me si incazza!

È davvero ora di dire basta a queste vessazioni. Ognuno ha il corpo che ha e mangia ciò che gli pare. A meno che non abbia problemi di salute.

Non ce la faccio più a leggere: notizia sensazionale anche Kate Moss ha la cellulite. Le dive non sfuggono alla buccia d’arancia

Basta, restiamo umani, e amiamoci per come siamo. Magri, grassi, torniti, formosi, con la pancia, i fianchi larghi.

Mica viviamo nel pannello degli strumenti di photoshop che leviga, sfuma, riduce, modella…

Basta insinuare nelle giovani generazioni che per andare al mare si debba avere un corpo ai limiti della denutrizione. Basta fomentare i disturbi alimentari causati da insicurezza in questa società che mira soltanto all’apparire e troppo poco alla sostanza. Nutriamo la mente con alimenti che restano e non con effimere idee nocive che potrebbero avere gravi ripercussioni.

Consigliare un equilibrato regime alimentare che tenga conto di giusti apporti energetici è giusto e sano. Dovremmo tutti imparare a mangiare meglio e a sapere per davvero cosa ingurgitiamo. Preferire la frutta e la verdura alle proteine animali, questo è sempre bene ribadirlo. Ma non urliamo ai quattro venti che il carboidrato è il nemico da sconfiggere e l’unica salvezza è uno yogurt che compie miracoli o i cereali della colazione da mangiare a tutte le ore.

Rispettiamo l’ambiente, il nostro corpo e soprattutto la nostra intelligenza senza lasciarci condizionare da subdoli consigli sulla forma che si dovrebbe avere per non sentirsi emarginati.

In un mondo affamato, con le risorse energetiche in esaurimento anche a causa della produzione e dell’eccessivo consumo di cibi spazzatura, cerchiamo di andare verso una cultura della consapevolezza invece di perdere tempo e creare insicurezza e disagio con questa fatidica prova costume.

Quest’anno, vorrei chiedere al pubblicitario di turno, come vuoi che te la faccio, scritta o orale?

Carmen Vicinanza

Prendendo spunto dall’ammirevole iniziativa della Festa del Libro Ebraico, che ha scelto Ferrara come casa d’eccezione dal 25 al 28 aprile, promossa dalla Fondazione MEIS, essa si svilupperà in quattro giornate tra concerti, dibattiti, degustazioni di piatti ebraici, visite alla mostra ‘Torah fonte di vita’, presentazione di libri e incontri vari, augurandosi di aprire una finestra sull’ebraismo e dissolvere quell’aura di sospetto con cui lo si è guardato troppo a lungo.

All’interno di questo stimolante panorama proposto dall’evento spicca l’intervento nel pomeriggio del 28 di Laura Ravaioli, chef di punta di Gambero Rosso Channel e personaggio che ha sempre un occhio di riguardo per la cucina internazionale e il suo retroterra tradizionale e culturale, dedicando molto spazio nelle sue trasmissioni ai vari patrimoni culinari etnici. La sua presenza, insieme ad altri insigni rappresentanti della comunità ebraica, si contestualizza appieno nella promozione del testo ‘La dieta Kasher. Storie, regole e benefici dell’alimentazione ebraica’ (edito da Giuntina), focalizzato proprio sul ruolo primario dell’alimentazione in questa cultura così straordinariamente definita.

Come si sa alimentazione e religione sono andati sempre di pari passo, influenzandosi a vicenda nel corso dei secoli e questo vale a maggior ragione per il mondo gastronomico ebraico. Il cibo ha una grande importanza nella tradizione e nei costumi del popolo ebreo: infatti i divieti alimentari sono sempre stati frutto di una mirata scelta culturale (e di fede, potremmo dire), prima che di gusto. Ha, infatti, contribuito meglio di qualunque altro elemento a mantenere viva la coesione di una comunità storicamente costretta alle continue diaspore; ai suoi valori di tramandarsi e di riconoscervi nei piatti tipici i più sinceri legami con la propria identità. Questo spiega bene il concetto di carattere culturale di cui i nostri alimenti sono da sempre portatori.

Le norme di vita e, di riflesso, quelle alimentari sono elargite a partire dal loro testo sacro, la Torah appunto. Quest’ultima ha il compito di dichiarare preventivamente un alimento conforme, detto kasher, e quindi consumabile o meno. Tra quelli leciti rientrano, appunto, gli ortaggi e la frutta, senza distinzione, mentre sono passati al setaccio tutti gli alimenti di origine animale, di cui uno su tutti risulta evidentemente vietato e ancor di più disdegnato, il maiale, a causa di una distinzione particolare attuata su tutti gli animali con lo zoccolo diviso ma non ruminanti, a cui appartiene quest’ultimo insieme al cinghiale. Sono inoltre vietati cavalli, conigli, lepri, struzzi, rane, rettili e molti insetti. Quelli permessi sono le carni di pollo, tacchino e anatra, capra, pecora, bufalo, cervo o gran parte dei pesci azzurri, tonno, nasello, salmone e trota ma non i crostacei e i molluschi; molto usata e gradita nella loro cucina è invece l’oca.

Grande attenzione è posta alla fase della macellazione dell’animale, che deve rispettare norme rituali e non lasciare alcuna traccia di sangue mediante immediata lavatura e salatura della carne prima di poter essere dichiarata kasher, ma soprattutto prima di arrivare sulle tavole. Peraltro tale macellazione rituale può essere pratica da uno specialista solo previa autorizzazione da parte del rabbino, in quanto segue un cerimoniale che va fatto nel nome di Dio. È infine vietato mescolare carne e derivati col latte. Le procedure e le preparazione sono tutte rigorose, si pensi che gli strumenti vanno destinati ad un solo uso specifico e non vanno confusi o usati anche per uno diverso, motivo per cui nella cucina domestica o in quella dei ristoranti vanno tenuti separati gli utensili usati per la carne da quelli impiegati per i latticini (fanno eccezione solo piatti e contenitori di vetro, utilizzabili indifferentemente per tutte le tipologie). Persino il vino non si sottrae ad un preciso sistema di produzione e certificazione sotto la supervisione dell’autorità religiosa competente.

L’eliminazione di questo o quel piatto rientra, a pieno titolo, in un sistema di vita che fa capo a dei tabù religiosi o psicologici ma fa i conti anche con le semplici esperienze quotidiane, come cucinare un menu tipico delle feste o impostare i rapporti conviviali in pubblico. Questo però non deve trarre in inganno: la cucina ebraica e i riti ad essa correlati sono assolutamente vivaci e fantasiosi, pur nel pieno rispetto della precettistica religiosa, capace di scandire in modo gioioso i loro tempi di festa come quelli della routine.

Grazie alla sua elasticità e alle sue contaminazioni, legate agli eventi storici, ai viaggi forzati e all’evoluzione sociale che hanno subito, gli Ebrei si sono adattati nelle località europee ed italiane in cui sono stati accolti, senza mai rinnegare la propria etica religiosa e alimentare: ne è un esempio il caso illustre del cous cous ebreo sefardita in fuga dalla Spagna cattolica della Reconquista, giunto nella Livorno della fine del XV secolo, città d’adozione che ne ha consentito non solo il suo radicamento ma la sua diffusione.  

Consigliatissimi e interessanti da leggere sono i due testi di ricette, ‘L’ebraismo vien mangiando’ di Sandra Di Segni e ‘Nuove ricette di casa mia: la cucina kasher in una famiglia ebraica italiana’ di Milka Belgrado Passigli.

Vi sarà impossibile resistere al fascino di questa cultura fatta di memoria quanto di cibo.

Sabrina Riccio

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