-->

Food advisor
Strumenti

Milano è «la capitale morale d’Italia» come ebbe a dire Raffaele Cantone, Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, qualche tempo fa. La grande metropoli italiana è, infatti, l’unica città italiana ad avere quel “respiro europeo” di Chabroliana memoria a cui tutte le città dovrebbero aspirare. Il porto sicuro verso la quale si sono orientati i nostri nonni e bisnonni in cerca di un lavoro. E con gli anni Milano non ha perso questa peculiarità. Tant’è che per noi meridionali è ancora “la città dove si trova lavoro”.

Una città che sempre più assomiglia a Londra per la sua multiculturalità e multienticità. I milanesi purosangue non esistono quasi più; questi infatti si sono ormai tutti trasferiti nella Brianza.

E di conseguenza a Milano Interi quartieri sono popolati da cinesi (come via Paolo Sarpi definita – in maniera un po’ cinematografica - “Chiantown”) o da arabi. E – soprattutto! – un vastissimo numero di meridionali: pugliesi, siciliani, sardi e campani. Più di tutti – almeno per quanto riguarda la mia diretta esperienza – sono i napoletani. Quei napoletani che, un po’ folkloristicamente, “colonizzano” il territorio dove vanno a vivere. Ma quello napolentano, come ci insegna Luciano De Crescenzo, è un “popolo d’amore” e sa quindi farsi voler bene e in questi ultimi anni c’è stata una vera e propria napoli-mania dal punto di vista culinario.

Quando sono venuto qui per lavoro, un anno fa, c’era già un ristorante a Piazza Moscova già conosciuto dai conterranei chiamato Vasinikò (che tradotto vuol dire basilico) e che offre una variegata serie di piatti tipici della tradizione partenopea: la pasta patate e provola, mozzarella di bufala, gnocchi alla sorrentina, frittura di pesce oltre ad una larga varietà di pizza. Dopo un po’ ha aperto una succursale di Sorbillo. Dopo qualche mese si è sparsa in giro la voce, tra noi “terroni”, che in una traversina di Corso Sempione avesse aperto Starita. Ed infatti era vero. E la pizza è buonissima.

Durante la pausa pranzo, in zona Lambrate, ho scovato una piccola trattoria, Anna e Leo, gestita dalla signora Anna, originaria di Napoli città. Lì da lei, a parte la pizza classica napoletana, è possibile gustare anche la specialità della casa: pasta fagioli e cozze. Una goduria.

Sempre in Piazza Moscova ho scovato un bar dall’insegna “Caffè Napoli” e avvicinandomi ho visto una scritta più piccola con la: Exytus. E parlando con uno dei ragazzi al bancone ho scoperto trattasi proprio del chioschetto di Pozzuoli gestito interamente da puteolani.

Ma questi posti non sono frequentati solo da partenopei o da meridionali bensì da persone di qualsiasi origine ed estrazione sociale a riprova del fatto che la cucina partenopea è sempre apprezzata. Così come i napoletani!

 

Alessio Cacciapuoti