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Un palazzo in stile liberty, una porta a vetri opachi sobria e vagamente elusiva, il blu che la fa da padrone. E’ questo il setting del Sancta Sanctorum, ristorante di alta cucina da poco aperto nel cuore di Chaia e della Napoli bene, precisamente in via Filangieri 16.

Dire ‘ristorante’, svilirebbe  in realtà non poco il concept che c’è dietro questo ambizioso progetto, frutto della mente imprenditoriale di Stefano Parisio e Anteo Letticinio: Sancta Sanctorum è una sorta di tempio del gusto, dove è possibile approcciarsi non ad una, ma a ben tre tipologie enogastronomiche, strutturate su tre piani. Dal cocktail bar al piano terra, al ristorante vero e proprio al primo piano, fino alla champagneria in terrazza, questa nuova ‘Mecca’ del gusto si propone di offrire una sorta di percorso sensoriale unito a sapori unici e mai provati prima, con abbinamenti che rimandano anche al tema del viaggio, in un melting pot tra cucina partenopea con un tocco di nipponico e altre ‘divagazioni’ geografiche da scoprire al momento.

A dirigere la proposta gastronomica del ristorante, c’è l’estro geniale di Francesco Sposito, chef bistellato Michelin della celebre Taverna Estia di Brusciano, mentre i ‘maghi’ dietro i fornelli sono Raffaele Dell’Aria, già chef executive alla stessa Taverna Estia, Francesco Angri ed Andrea Crembiale.

Abbiamo incontrato per voi Anteo Letticinio, una delle due ‘menti’ dietro questo progetto. In primis , ci siamo complimentati con lui per la scelta estetica estremamente curata in ogni più piccolo particolare. “Non è stato difficile far capire a Gian (Barbato, architetto incaricato della realizzazione, ndr) che tipologia di concept ci fosse dietro la nostra idea: ha immediatamente recepito ed eseguito i lavori nel rispetto degli stili liberty preesistenti nell’edificio, arricchendoli di elementi luxury ed estremamente particolari: cristalli, porcellane, velluto, tutto è lussuoso senza essere stucchevole, raccolto ma arioso, proprio come il blu che regna dappertutto, dalle pareti ai divani” ci spiega Anteo. Per quanto riguarda la struttura a 3 piani, volendo fare una digressione quasi dantesca, possiamo dire che qui più che in gironi danteschi si passa da un girone di piacere all’altro.  

La prima area dopo l’ingresso è quella del cocktail bar, dove ci si può godere un preserata accompagnando cocktails magistralmente eseguiti  con qualche proposta di crudo o ostriche freschissime. Al primo piano, il core place del Sancta Sanctorum, il ristorante gourmet: meno di quaranta coperti, ampie finestre  e sapori unici. “E’ il crudo a far da padrone” ci racconta Anteo “crudo di mare ma anche di terra, per focalizzare l’attenzione sulla freschezza delle materie prime, ma anche particolarità degne di nota come lo spaghettone al miso con friarielli e capesante che fonde la tradizione ‘povera’ partenopea con l’essenzialità giapponese” 

Al terzo ed ultimo piano la punta di diamante dell’esclusiva location: il rooftop con la champagneria, un luogo elegante, raccolto, elitario con soli venti coperti. Un flûte di champagne (con una particolare predilezione per etichette francesi ) accompagnato da sashimi, ancora squisite ostriche e tartares sotto le stelle per concludere in bellezza.

Ma quanto è stato difficile traslare da sogno a realtà questa iniziativa? “Il progetto è stato sicuramente ambizioso” ci confessa Letticinio “ma credo che uno dei punti focali sui quali bisogna concentrarsi, se si vuole fare centro nella ristorazione, sia lo spirito di gruppo. Oggigiorno molti imprenditori hanno grandi idee, ma finiscono per restare legati a un concetto di ‘one-man-show’, volendo fare tutto da soli. Puntare sul team, agglutinare più persone, unire le risorse e le competenze è fondamentale  - per questo io e Stefano ci siamo uniti a Francesco Sposito e la sua brigata per la cucina, a Barbato  per la realizzazione della struttura ed ad altri professionisti. Il loro know-how non può che portare grandi frutti”

E se Sancta Sanctorum fosse una pietanza, quale sarebbe? “Sicuramente uno dei nostri piatti” sorride Anteo “gnocchetti con astice e crema di friarielli, perché credo rappresentino in pieno la nostra cucina. Partenopea nel cuore, ma con influenze gourmet”

Insomma, non vi resta che provare questo nuovo tempio del gusto. Ma attenzione, dovrete prima prenotare. D’altra parte, con un nome così, mangiare al Sancta Sanctorum non può che essere una esperienza da ‘eletti’.

Mary Sorbillo