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Mostrare in pubblico il volto sfregiato è la sofferenza psicologica più dura da sopportare, dopo quella fisica derivata dal bruciore che l’acido provoca sulla pelle. Il progetto è stato, infatti, pensato per infondere nelle donne la fiducia necessaria per non vergognarsi a mostrare in pubblico il loro volto. Diverse sono le iniziative per reintegrare nella società le donne vittime di queste atroci violenze. Era stato fatto anche un calendario in cui si ritraevano 12 donne sfregiate dall’acido intente a svolgere il lavoro che sognavano di fare. La maggior parte di queste, lavora, appunto allo Sheroes’ Hangout di Agra. Sul sito del locale, le donne si definiscono "combattenti coraggiose che camminano con le loro cicatrici" e si fanno portatrici di una nuova ondata di femminismo, che si concretizza nel bar letterario che gestiscono, che vuole essere anche un laboratorio di attivismo, una radio, e uno spazio espositivo, dove opere realizzate da loro vengono messe in mostra. Un’altra bellissima iniziativa da segnalare è quella di Musarrat Misbah, imprenditrice pakistana che nel 2005 ha creato la Depilex Smileagain Foundation, attraverso la quale mette a disposizione 25 saloni di bellezza per le donne che sono state vittime di attacchi con l’acido.

I negozi di questa catena assumono donne vittime di violenza e offrono trattamenti di bellezza a quelle che, rese irriconoscibili dalle sostanze corrosive, hanno bisogno di ritrovare l’autostima.

L’uso dell’acido per colpire volontariamente un altro essere umano provoca raramente la morte della vittima, ma ha effetti gravissimi sul corpo umano, spesso permanenti: chi getta l’acido contro qualcuno lo fa per menomarlo, sfigurarlo o accecarlo.

Secondo l’Acid survivors trust international (Asti), organizzazione con sede a Londra impegnata nella lotta contro questo tipo di abusi, nel mondo ogni anno ci sono circa 1.500 attacchi con l’acido. Questo tipo di violenze non rappresenta un fenomeno limitato a un’area geografica particolare o a forme di estremismo religioso. Avvengono in Asia meridionale e nell’Africa subsahariana, in Medio Oriente e in Europa. In Colombia l’anno scorso sono stati registrati 150 casi di violenza con l’acido e l’Italia stessa non ne è stata esclusa, basti ricordare il caso di Lucia Annibali, la giovane avvocatessa di Pesaro, sfregiata nel 2013 da scagnozzi mandati dal suo ex fidanzato.

Gli attacchi colpiscono più di frequente le donne. In Pakistan, per citarne una, l'80 per cento delle vittime di attacchi con l’acido appartengono al genere femminile e molte di loro hanno meno di 18 anni.

L’umanità intera dovrebbe augurarsi che cessino immediatamente questi attacchi terribili, che, è bene ricordare, spesso non causano morte ma dolore e disagio per tutta la vita, le cui cause sono da ricercare nell’ignoranza e lo sciovinismo ancora preponderanti in tutto il pianeta.

Carmen Vicinanza