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In vino veritas
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Se l’evento fosse aperto ai soli professionisti del settore come decantato nella comunicazione, non sarebbe probabilmente la giostra del vino più redditizia d’Italia. 

Avete preparato le valigie? Il Veneto indipendentista vi attende, sperando che vi facciano varcare le frontiere: il referendum popolare ha dichiarato il desiderio di scissione dall’Italia da parte della maggioranza dei cittadini e sebbene non abbia valore di legge è espressione di un pensiero collettivo. A meno che non sia stato falsificato, come si vocifera in rete e sui maggiori quotidiani.

Non troverete il padiglione Repubblica Popolare Veneta nello spazio riservato ai produttori esteri. Non ancora almeno.

La sorpresa che vi strapperà un amaro sorriso la scoprirete al padiglione A dove insieme ai produttori della regione Lazio, potrete trovare anche quelli della regione Irpinia.

La ridente Repubblica Indipendentista Irpina, infatti, esporrà  al Vinitaly in un’area separata rispetto alla regione Campania (padiglione B), come annunciato alcune settimane fa dal presidente della Camera di Commercio di Avellino, Costantino Capone.

vinitaly avellino 2014Oggi 31 marzo era prevista una conferenza stampa per illustrare nel dettaglio le ragioni della decisione e siamo in attesa di nuove dichiarazioni. Intanto alcune aziende e nomi importanti del giornalismo campano del vino, come Paolo de Cristofaro, hanno manifestato condivisibili dubbi riguardo questa decisione.

Qualche osservazione.

La Regione Campania è un ente plurifallimentare, costretto a sopportare il peso di aree provinciali completamente diverse tra loro, con interessi e priorità politico-amministrative distinti.

La possibilità che la regione partecipi all’Expò di Milano 2015 è pressoché nulla vista la carenza di fondi come dichiarato alcuni mesi fa dall’assessore Daniela Nugnes: il risultato d’immagine per i prodotti campani, risulterà doppiamente minato da quest’assenza e dall’affaire Terra dei Fuochi, di cui già vi avevo parlato in . Dopo la questione Terra dei Fuochi, è stato continuo l’attacco mediatico nei confronti della regione, volto a minare l’economia della produzione primaria con continue proteste dei produttori costretti ad affrontare una crisi d’immagine in Italia e all’estero senza paragoni. Presentarsi con il nome Campania è oggi un pessimo biglietto da visita.

Tante ragioni ipotizzabili per questa scelta. Resta il rammarico e il dispiacere di un’occasione persa per dimostrare unione del settore produttivo rispetto ai bavosi discorsi del porcile politico, ma in tempi di secessione non ci si può aspettare altro.

Luigi Orlando

 

 

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