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In vino veritas
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A Faicchio il tempo sembra essersi fermato. Campi di alberi da frutta, vigneti, prati fioriti che a momenti stonano per la troppa vivacità con il monotono giallo e verde della campagna. Tutto sembra così statico, se non fosse per il vento che a tratti ravviva la natura dormiente.

È in questo scenario che, lontano dal brusìo cittadino, nasce il birrificio artigianale Saint John’s. Questa realtà artigianale, piccola ma in espansione, è in piedi da circa 15 anni grazie alla passione e all’esperienza dei fratelli Mario e Gianni Di Lunardo, britannici di nascita, che decidono di sfidare un mercato allora ancora acerbo e di produrre birra, ma non una birra qualsiasi:  “La Birra Artigianale”. E’ proprio questo il nome della loro creatura.

In un mercato che ormai è orientato verso l’omologazione dei prodotti e del gusto, i fratelli Di Lunardo hanno deciso di dar vita ad un prodotto non industriale, una birra diversa dalle altre, speciale, “artigianale”.

Ma perché si parla di birra “artigianale”?

Volendo essere riduttivi, i due grandi punti di differenza tra una birra artigianale e una industriale sono:  la mancata pastorizzazione del prodotto  e la rifermentazione in bottiglia.birra artigianale saint jones fermentatori

In realtà la birra artigianale è un mondo a parte. Qualcosa che può nascere solo dalla sapienza e dalla pazienza (tanta) del mastro birraio. I fratelli Di Lunardo si occupano direttamente di questo aspetto e, ve lo assicuriamo, non lasciano nulla al caso.

Innanzitutto, la scelta delle materie prime.

«Siamo convinti che i malti e i luppoli italiani siano ancora qualitativamente al di sotto di quelli reperibili all’estero. Per questo, finchè l’Italia non sarà in grado di fornirci materie prime per un prodotto di massima qualità, continueremo a comprare le migliori selezioni di malti e luppoli provenienti da tutto il mondo».  Con queste parole ci ha accolto Mario una volta entrati nel birrificio. Abbiamo avuto l’onore di essere i primi e, chissà ancora per quanto tempo, gli unici a potere osservare da vicino tutte le riserve di malto della Saint John’s.

Continuando il nostro tour abbiamo avuto alcune simpatiche “sorprese”. Una serpentina di raffreddamento del prodotto dopo la fase di cottura, tutta costruita manualmente, in grado di preservare l’autenticità del prodotto proteggendolo da shock termici nel passaggio verso i fermentatori. Sistemi di filtrazione alternativi della birra dopo la fase di fermentazione che consentono di evitare che in bottiglia ci sia un eccesso di residuo solido. La Saint John’s vuole per tutte le proprie birre un grado di limpidezza elevato: « la cosiddetta “posa”» continua Mario «altera il sapore originario del prodotto».

Ma quali sono le birre che abbiamo avuto il compito (grato) di provare?

La Kolsch: prima nata della linea “La birra artigianale”. Morbida e rinfrescante, l’ideale per cominciare l’excursus che ci porterà verso prodotti più “impegnativi”. Intensa ma sempre gentile sia al naso che in bocca.bottiglie birra saint jones

La Weiss: grande novità del birrificio. Il frumento da cui deriva le conferisce leggerezza e piacevolezza non inviasive.  Come rinunciare ad una birra del genere durante un aperitivo?

La Marzen: l’unica rossa della gamma. L’unica a bassa fermentazione. Queste due caratteristiche la rendono riconoscibile e particolare rispetto a tutte le altre. Più decisa delle precedenti ma altrettanto piacevole. Al naso sprigiona una grande intensità e varietà di profumi.  Al gusto conferma le aspettative: grande intensità e persistenza non comune.

La Tripel: la più “belga” tra tutte! Gradazione superiore alle altre, colore bronzo, schiuma spessa e compatta. Profumi e sapori intensi, decisi. Una vera e propria birra da pasto in grado di reggere il confronto con le sue parenti  estere di lignaggio superiore.

Qui si conclude il nostro giro. Andiamo via portando con noi la simpatia dei due fratelli e l’idea che presto de “La Birra Artigianale” sentiremo parlare in tutto il mondo.  

Valeria Vanacore & Ga