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In vino veritas
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Falanghina e Piedirosso i protagonisti della vigna aggrappata al cratere. La bassa resa e particolari cure per le piante antiche (il settanta per cento franche di piede e coltivate secondo metodi tradizionali), costringono Raffaele Moccia a una viticoltura che possiamo definire di resistenza, eroica, come lui stesso racconta. L'urbanizzazione crescente, le difficoltà di lavorazione del vigneto terrazzato, il Piedirosso imprevedibile e selvaggio figlio della terra vulcanica, sono le difficoltà che rendono unici i vini Agnanum.

La maggior parte del lavoro in vigna è manuale, ''a zappa'', essendo impossibile lavorare con altri macchinari a causa dell'eccessiva pendenza. I terrazzamenti modellati a braccia, i canali per l'acqua piovana, le mille delicate accortezza da destinare al vigneto e al terreno che lo ospita, mostrano il lavoro immane dietro vini come la Falanghina dei Campi Flegrei Vigna del Pino: un cavallo di razza di scintillante bellezza, nella veste oro conferita da un parziale passaggio in rovere da cinque ettolitri di terzo passaggio e l’esuberante naso di agrumi e minerali. Poche bottiglie per pochi appassionati e ristoratori.

Raffaele Moccia racconta la fatica e il sacrificio di una vita dedicata al vino, la passione profusa e ogni goccia del sudore stillata dall’infaticabile fronte. Altro valore aggiunto di questi vini è il suolo, che dona caratteristiche uniche e riconoscibili. Il terreno del cratere degli Astroni è vulcanico, con sabbia nera molto fine in superficie, seguita da pomice, sabbia scura di pietra di fuoco, roccia basaltica e infine pozzolana. Le viti hanno radici molto fitte ed esplorando il suolo giungono al terzo strato, da cui possono attingere sostanze minerali fondamentali per il corredo aromatico dei vini. L’enologo dell'azienda è Gianluca Tommaselli, subentrato a Maurizio de Simone. L’approccio enologico è per l’intervento minimo sul vino in cantina: nessuna precipitazione tartarica e filtrazione iniziale molto blanda.

piedirosso agnanum campi flegreiAbbiamo avuto il piacere di partecipare, qualche giorno fa, alla verticale di Pèr’e Palumm (Piedirosso), durante il ciclo d’incontri "Storie di vini e vigne" presso l’enosteria Cap’alice a Via Bausan 28, Napoli. La degustazione è stata magistralmente curata da Marina AlaimoIl Piedirosso 2003 ha retto perfettamente il passaggio del tempo con un'acidità piacevole, la tipica nota iodata e sentori di bosco, che si trasformano in ciliegia e agrumi nello stabile ed elegante 2004, decisamente un gran vino. Il 2005 è un vino tipico dei campi flegrei con note di fiori selvatici, mentre il piovoso 2006 delude con tannini acerbi e sentori erbacei. Queste prime annate hanno maturato in acciaio, dal 2007 invece è comparso il legno, tonneau da 5 ettolitri. Spicca fra le ultime annate la 2010, calda, piovosa, con vendemmia anticipata, che ci ha regalato un vino dall'evidente nota balsamica, sentori di resina ed erbette aromatiche secche. Le annate 2011 e 2012 sono già notevoli e potranno solo accrescersi con la sosta in bottiglia: da conservare in cantina.

La serata è stata arricchita dai piatti degli chef: tocchetti di filetto di maiale nero casertano fritti, con verza saltata e chutney di mele, gnocchi di patate con crema di melanzane e salsiccia di nero casertano in sfoglia di parmigiano e coniglio alla cacciatora con patate, allevato dalla stessa Azienda agricola Agnanum. Prossimo appuntamento da non perdere sarà il 15 maggio con l'azienda siciliana Occhipinti. Nel frattempo vi consigliamo di cercare e assaggiare il Piedirosso 2004 di Agnanum in abbinamento a una ricca e aromatica genovese, con gli ziti da spezzare a mano del pastificio La fabbrica della pasta di Gragnano. 

 

Stefania Zona