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In vino veritas
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Questi due consolidano la realtà familiare con altri stabilimenti, alla volta del Sud, prima a Napoli (dove edifica il birrificio più solido e moderno per quei tempi nel 1953), poi a Bari nel 1963 e infine a Roma, nel 1971 per poi risalire e conquistare anche il mercato settentrionale di Padova, nel 1973. Risale la china dei mercati internazionali a partire dagli anni ‘80-’90, fin quando il suo profilo aziendale assume delle macroproporzioni entrando a far parte del gruppo SABMiller plc, il secondo colosso mondiale di birra, precisamente nel 2003.

Attraversa fasi a dir poco fastose, mettendo radici nel territorio romano, strategico per il decollo dell’industria, prima diventando fornitrice ufficiale della Real Casa nel 1872; in secondo luogo, si apre la vitale era della Ditta Peroni, quando a fine ‘800 si fonde con la più grande fabbrica di ghiaccio romana e fissa la sua dimora nei pressi di Porta Pia. Il suo processo di affermazione commerciale continua nel secondo dopoguerra col modello della fabbrica napoletana e trova seguito nel fecondo contesto del boom economico, quando si consolida il suo nome e il suo uso tra gli italiani per il suo accostamento ai grandi nomi dello star system attraverso le campagne pubblicitarie; i cambiamenti sociali non piegano lo spirito dell’azienda, nota per la sua capacità precorritrice: cambiano le vesti, il packaging, ma la passione resta immutata. Nei tardi anni ’90 diventa sponsor della nazionale italiana di calcio, a conferma della sua vocazione di consacrarsi come la ‘birra degli italiani’, oltre che la birra più venduta in Italia.

Oggi, invece, ha stretto un nuovo sodalizio, quello con la nazionale italiana di rugby e conta tra le sue fila tantissimi marchi anche esteri: Nastro Azzurro, Raffo, Wührer, Pilsner Urquell, Miller Genuine Draft con una gamma più che ampia di birre fino alla sua ultima creatura, la Peroni Forte.

Penetra nei costumi alimentari e non della realtà nazionale così profondamente da essere individuata come bandiera dell’italianità nel mondo, entrando di diritto nel tempio della pubblicità degli anni Sessanta, Carosello, attraverso quei siparietti che diventeranno la maglia di una trama fatta di consumi illimitati, ben rappresentati da quell’immagine iconica di una conturbante Solvi Stubing che lancia una vera mania con la sua battuta “Chiamami Peroni, sarò la tua birra”. L’identificazione della birra con la bionda mozzafiato è servita: Peroni individua tardi la portata del canale caroselliano, perché inizialmente è scettica di questa cornice pubblicitaria, ma quando vi entra diventa subito epico.

Il Museo Birra Peroni, ubicato a Roma in via Birolli, 8, all’opposto dell’area produttiva, snocciola la folta storia del prodotto e dell’immaginario ruotante attorno ad esso, dividendosi in tre sezioni: rossa, blu e nera.

Sembra che proprio Napoli sia la seconda patria d’elezione della Birra Peroni: spicca su tutte, nella sezione blu, una foto storica gigantesca che ritrae una folla riunitasi all’esterno della Birreria Amoroso a Piazza Garibaldi (proveniente dall’Archivio Alinari) intenta a bere Birra Peroni, dove si tocca con mano il clima festoso e pubblico tipicamente meridionale legato alle abitudini degli anni Trenta.  Denota probabilmente una qualche forma di affezione della città, in particolare di quella birreria e della popolazione, alla simbolica birra bionda.

La sede racconta  di un mondo palpitante, antico quanto attuale, che parla un po’di noi, ancora una volta qualcosa in cui sappiamo eccellere, che sa coniugare rispetto, amore per la tradizione ma anche per l’innovazione, materie prime tutte italiane e rigore per la qualità.

Sabrina Riccio