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L’estate passata, mentre allestivo il cantiere di un divertente racconto noir nella calura di una casa dal gusto post coloniale in Costa Blanca (cantiere ancora aperto per mancanza di manodopera), tra le mani mi è capitata l’ennesima raccolta di racconti da gustare sotto l’ombrellone: “Ferragosto in giallo” (Camilleri, Costa, Giménez-Bartlett, Malvaldi, Manzini, Recami, Sellerio editorePalermo, 2013).

Camilleri stavolta non ci delizia con le ricette della cammarera Adelina e con i pranzi da Calogero che emanano aromi e sapori dalle pagine dei suoi libri pregni della marina sicula. Ci regala invece uno stimolo di approfondimento parlando di un prodotto P.A.T. (Prodotto agroalimentare tradizionale) poco conosciuto come i cudduruni -specie di ciambelle dolci o salate preparate con un impasto tipo quello del tarallo- preparati praticamente in quasi tutta la regione.

A tirare in ballo in un solo racconto il mondo del gusto, della cucina e i protagonisti del settore enogastronomico è stato il palermitano Gian Mauro Costa con il suo “Lupa di mare”.

La lupa di mare è una nebbia fitta che s’addensa nello scontro trai venti africani e le arie più fresche dei paesi europei che sfiorano il mare. Una nebbia simile avvolge l’ispettore Baiamonte nel suo momento di vacanza a Melfi, esistenzialmente e professionalmente. Il tentato omicidio di un enologo lo porta a lanciarsi in un’inchiesta che lo distoglie dai dubbi della mente, preso trai complotti vinicoli, una degustazione Slow Food e la relazione nascente con la sartina Rosa (personaggio femminile ben disegnato, comprimario ottimale).

Forse il ritmo della narrazione è un po’ lento ma ci permette di apprezzare al meglio l’attenzione per il cibo e il vino; quasi un racconto nel racconto che gioca al richiamo continuo alla cucina tradizionale e ai suoi prodotti, come la tuma persa e il suino nero siciliano, con un finale intensamente vinicolo.

Lettura piacevole con ferragosto lontano, uno strano autunno alle porte e l’Italia divisa dal clima. 

Luigi Orlando