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#milluminodicibo
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Monsieur Arthens prima del trapasso ha solo un desiderio: riportare alla mente un sapore che gli frulla nel cuore. Quel sapore sublime, per il famoso critico, è la verità prima e ultima di tutta la sua vita, un sapore che è appartenuto all'infanzia o all'adolescenza, qualcosa che precede i fasti culinari della sua carriera. Ecco allora che parte un itinerario enogastronomico ironico, vivido e gustoso che va dalle prime estasi culinarie legate alla cucina della nonna alle più grandi esperienze d’alta cucina, per approdare poco prima degli ultimi respiri alla madeleine rivelatrice. 

La ricerca del sapore di Arthens è una ricerca volontaria, poco o niente in comune con quella memoria che in Proust riemerge involontariamente nel momento in cui assaggia un pezzetto di madeleine inzuppata nel tiglio. Un gesto casuale che permette all’autore di “Alla ricerca del tempo perduto” di recuperare ricordi legati all' infanzia, a Combray e ai suoi paesaggi.  

Invece il famoso critico gastronomico conduce un recupero cosciente e affannoso di quel sapore messo a tacere ma che vorrebbe tanto rivivere e prendere forma nella mente, nel cuore e tra le papille gustative per sentire vicini quei  momenti di serenità adolescenziale barattati ormai con la vanagloria del successo.

Dopo una continua esaltazione del cibo attraverso il racconto dettagliato di prelibatezze mistificate e quasi assaporate si ha la sensazione che le attese del lettore vengano stravolte: il sapore inseguito durante le ultime ore di vita finalmente riemerge dai recessi della memoria  e stranamente finisce per deludere, ma allo stesso tempo sorprende e invita il lettore a fare i conti con il proprio cibo della memoria.

Floriana Schiano Moriello