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#milluminodicibo
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Fermatevi un attivo e pensate: quante volte utilizzate il cibo nelle vostre frasi? Esistono migliaia di espressioni che utilizziamo quotidianamente e che hanno un diretto legame con ingredienti e materie prime di vario genere.

Dal prezzemolo alla cipolla, passando per le uova ed il latte: ogni occasione è buona per pronunciare detti e proverbi che utilizzano il cibo come metafora di vita quotidiana.

Non piangere sul latte versato; vestirsi a cipolla; essere come il prezzemolo. Espressioni simili fanno parte del nostro vocabolario e sono radicate nella nostra cultura.

E anche lo stesso verbo “mangiare”, che indica l’azione forse primaria dell’uomo, viene declinato in infiniti modi. “Mangiare a quattro palmenti” vuol dire mangiare voracemente, con ingordigia e in abbondanza. Perché? Il palmento è ognuna delle due macine del mulino ad acqua; il fatto di usarne addirittura il doppio sottolinea il concetto di voracità. Di contro, troviamo l’espressione “mangiare come un uccellino” cioè pochissimo anche se poi in realtà gli uccelli hanno un forte fabbisogno di cibo a causa della loro digestione immediata e del continuo movimento.

Il cavolo conquista un posto d’onore nella classifica degli ortaggi più utilizzati nella nostra lingua: andare a ingrassare i cavoli ,andare a piantar cavoli, farsi i cavoli propri , non capire un cavolo , non fare un cavolo, non valere un cavolo, portare il cavolo in mano e il cappone sotto, starci come i cavoli a merenda. Per il suo poco valore commerciale il cavolo è diventato sinonimo di cosa spregevole oppure di cosa di poco conto anche se poi nella realtà è un ortaggio nutriente e fa tanto bene alla salute.

Continuiamo assieme la nostra ricerca? Rompere le uova nel paniere; avere le mani in pasta; essere preso in castagna; avere il prosciutto sugli occhi; passare la patate bollente. L’elenco potrebbe continuare all’infinito.

Unitevi al nostro viaggio e non sarà la solita minestra.

Annarita Costagliola