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Quante volte al cinema vedendo la scena di una tavola imbandita vi è venuta voglia di bucare lo schermo, prendere una sedia e accomodarvi? Certo forse non proprio in tutti i film. Per esempio, credo che in molti avrebbero rifiutato l'invito al compleanno di Bridget Jones che cucina porri avvolti nello spago blu. Forse, però, avreste voluto partecipare al brindisi che recita: "A Bridget... che non sa cucinare, ma che ci piace così com'è!” Magari immedesimandovi. Insomma, se siete amanti del gusto e del cinema vi consigliamo di leggere Pane film e fantasia il libro di Laura Delli Colli, giornalista, esperta di cinema, presidente del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani ( SNGCI assegnano il premio cinematografico Nastri d’Argento ndr ) e appassionata di cucina, che abbiamo intervistato per voi. Il suo è un libro nel quale vengono descritti cinquant'anni di evoluzione gastronomica attraverso il grande schermo,  che  ci accompagna, letteralmente,  nelle cucine del cinema e ne svela segreti.

 

Laura, nel suo libro, lei sposa le sue due passioni: il cinema ed il cibo da dove nasce l'una e dove l'altra?

La prima è sicuramente figlia di una formazione professionale ma anche di una storia personale: sono nata in una famiglia di tecnici, direttori della fotografia: mio zio Tonino e mio padre , Franco Delli Colli, ( Tonino e Franco Delli Colli sono stati tra i più celebri direttori della fotografia del nostro cinema ndr ) hanno firmato alcuni dei titoli più significativi ma anche più popolari del cinema italiano. Anche la cucina nasce da uno sguardo familiare. E’ divertimento, calore, attenzione per le persone che ami…Un’autentica passione.

E' noto che da sempre il cibo è legato all'amore ed alla seduzione. Quale ricetta ha usato o usa per conquistare?

Non credo che a tavola esista una ricetta ideale. Il cinema ci insegna che cucinare per qualcuno è un modo di donarsi attraverso il gioco dei sapori. Gli amanti a tavola che mangiano con avidità pregustando l’amore in ‘Tom Jones’ sono certamente più intriganti sullo schermo della seduzione trasgressiva ma decisamente artificiale e  di ‘Nove settimane e mezzo’. Ma seduzione alla fine è anche una sequenza tenera, a tavola, rubata all’animazione. Quella, per esempio, degli spaghetti con le polpette di ‘Lilli e il Vagabondo’.

Tornando al suo libro. Sappiamo che negli ultimi anni il modo di alimentarsi è cambiato, ci sono moltissime correnti di pensiero...quasi ogni giorno si legge di un personaggio famoso che usa una dieta miracolosa...Il cinema secondo lei è stato, ed è,  in grado di raccontare il cambiamento delle usanze alimentari?

Il cinema lo racconta da sempre e da quando ci sono, per esempio, le film commission che intervengono anche nella produzione dei film lo fa anche ‘localizzando’ le storie che ambienta con una fortissima valorizzazione del territorio. Prendiamo la storia del cinema italiano: nel dopoguerra le zuppe povere raccontano una fame nera. I ’50 sono gli anni del boom e già fanno dimenticare con gli spaghetti di Sordi, Americano a Roma, quelli più poveri nelle tasche di Totò. Nei ’60 ecco il ‘boom’: basta pensare alle commedie o a certe cene per la prima volta rappresentate a ‘bordo piscina’, oppure alla Dolce vita per capire che siamo anche in un’altra stagione di consumi. Poi c’è lo spreco, ci sono gli anni delle penne alla vodka con la panna, modaiole ma segno di una cucina pasticciata che scompare comunque nelle tradizioni più semplici: quelle resistono nelle polente di Olmi o di ‘900. Fino ad oggi. Chissà forse per una necessità di stare più attenti anche al portafoglio, e certamente alla salute, siamo quasi al chilometro zero…

Lei racconta 100 ricette per altrettanti film c'è un regista su tutti che crede abbia saputo rappresentare attraverso il cibo il senso del "messaggio" del suo film?

Più d’uno, direi. A cominciare dalla ‘A’ di Pupi Avati o di Gianni Amelio, che non lo dimentica mai, passando per la B di Bernardo Bertolucci ( vedi Novecento, come ho già detto ), fino alla O di Özpetek, il più attento alla cucina ‘vera’ o di Olmi, il cibo povero e comunque di Scola, Fellini, Salvatores, Moretti per i dolci.

Siamo un paese che ha gusto per la tavola. E il cinema difficilmente lo dimentica…

 

Amalia Coletta