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Colazione a letto. 24 menu per due è il primo libro dello chef Andrea Golino pubblicato da Giunti Editore e dedicato alla colazione: un racconto attraverso più di 90 ricette legate al momento del risveglio, del buongiorno, dell’amore portato a letto su un vassoio, da  consumare in due come una gustosa coccola, senza la fretta  di alzarsi e tutto il tempo di amarsi.

Gli abbiamo chiesto di parlarcene, mostrandoci come il cibo possa acquisire tutte le sfumature di un sentimento ricco come quello che ogni giorno, sicuri della propria metà della mela, nutre come il migliore dei piatti possibili. Non un semplice ricettario, quindi, ma un libro dall’ingrediente segreto, per gustare l’amore che unisce fin dal primo mattino.

 

Com’è nata l’idea di “Colazione a letto”?

A letto. Una domenica, due anni fa, ho portato la colazione a letto alla mia fidanzata. Ci ho preso gusto –  lei pure – e ho continuato. Ne ho parlato con Marco Bolasco, direttore dell’area gastronomica di Giunti: l’idea gli è piaciuta ed è nato il libro.

Come sono strutturate le ricette? 

Non c’è un criterio unico, a volte è l’ingrediente, a volte un ricordo, o una regione italiana o…ora che ci penso, sì, il criterio c’è ed è l’emozione che ogni specialità mi ha fatto provare la prima volta che l’ho assaggiata, sommata a quella di proporla alla mia fidanzata.

Cosa ti lega alla colazione?

Alla colazione nulla. Ogni giorno solo un caffè e via. Ma alla colazione di domenica tutto: è una festa, una celebrazione della persona amata, un momento intimo. E poi cucinare mi piace. Si, mi piace dormire, ma mi piace di più alzarmi per cucinare. A otto anni preparavo la colazione la domenica per i miei genitori. Ho cominciato così.

 

Nel tuo libro ogni ricetta è preceduta da una spiritosa e romantica introduzione che regala al piatto un’identità del tutto particolare, un colore unico frutto di tecnica ed entusiasmo creativo. Quali indicheresti come ingredienti necessari di una cucina che non si esaurisca nella mera preparazione secondo le regole?

Oggi si considera la ricetta come un talismano per la perfetta riuscita di un piatto. Ma dietro ogni ricetta c’è esperienza, identità, personalità. La stessa ricetta eseguita da te e da me dà un risultato diverso. Quando faccio lezione ad esempio, fornisco principi non ricette. Cosa è meglio: la canna da pesca e sapere come usarla o il pesce pronto?

Altra componente fondamentale delle tue ricette sono i ricordi. A quali, dolci e salate, sei più affezionato e che momento della tua vita hanno segnato? Si potrebbe partire dall’infanzia, per arrivare fino al presente…

Ogni piatto di questo libro costituisce un’incursione tra i ricordi del passato, con la consapevolezza del presente. Dovessi sceglierne una salata e una dolce direi la pastiera e il krapfen. Sì lo so, sono entrambe dolci ma io sono goloso…

 

Il tuo testo è anche un viaggio che vive attraverso i luoghi della cucina: dalle regioni italiane, fino alle realtà internazionali. Ma non solo: ci sono anche ricette dedicate al trionfo dell’acidità, al Carnevale, al C’era una volta… In base a quali criteri hai scelto i piatti da proporre?

Il viaggio è fondamentale. Il viaggio come esperienza culinaria, la curiosità di assaggiare specialità di altre regioni, nazioni o continenti. Il viaggio nella memoria a recuperare sapori autentici. Faccio sempre una domanda agli amici: qual è il tuo primo ricordo/emozione gastronomico? Vengono fuori ricordi molto poetici di bambini cresciuti a pane e pomodoro, colazioni con uovo sbattuto e una goccia di caffè, pane burro e zucchero. Tutte espressioni di una cultura “delle nonne” che si sta perdendo.

Cosa ti piacerebbe scrivere in futuro?

Non voglio scrivere un libro di ricette bensì attraverso le ricette raccontare delle storie. La mia, quella di un ingrediente, di uno strumento e così via. Non c'è bisogno di un altro libro con delle dosi, ma di un libro con delle idee. E le idee partono sempre dalla realtà.

 

Micole Imperiali

Foto Sergio Vecia