-->

Il Futurismo, discusso movimento artistico di rottura nato nel 1900, grazie al poeta e scrittore Filippo Tommaso Marinetti, si può considerare il movimento artistico di maggior novità nel panorama culturale italiano. Si rivolgeva a tutte le arti proponendo, in sostanza, un nuovo atteggiamento nei confronti del concetto stesso di arte.

Manifesto cucina futuristaCiò che il futurismo rifiutava era il concetto di un’arte elitaria e decadente, confinata nei musei e negli spazi della cultura aulica. Proponeva invece un balzo in avanti, per esplorare il mondo del futuro, fatto di parametri quali la modernità contro l’antico, la velocità contro la stasi, la violenza contro la quiete, e così via. Ultima delle «grandi battaglie artistiche e politiche spesso consacrate col sangue» del gruppo dei Futuristi fu il concetto di cucina, considerata come la lotta contro l'«alimento amidaceo» (cioè la pastasciutta), colpevole di ingenerare negli assuefatti consumatori «fiacchezza, pessimismo, inattività nostalgica e neutralismo». Prende le mosse da una cena al ristorante milanese «Penna d'oca» (15 novembre 1930). Al termine, Marinetti preannuncia il Manifesto della cucina futurista, che sarà pubblicato il 20 gennaio 1931.

Precursore della cucina futurista è però il cuoco francese Jules Maincave.  Annoiato dai «metodi tradizionali delle mescolanze», a suo dire «monotoni sino alla stupidità», egli si ripropone di «avvicinare elementi oggi separati da prevenzioni senza serio fondamento»: filetto di montone e salsa di gamberi, noce di vitello e assenzio, banana e groviera, aringa  e gelatina di fragola.Da allora gli esperimenti culinari futuristi hanno lasciato un segno nella storia della civiltà e della gastronomia internazionale e non solo per la stravaganza delle proposte degli artisti che si prestavano a vestire i panni di cuochi, ma anche per la volontà di equiparare la cucina alle arti più 'nobili', come la letteratura e le arti figurative. Da allora gli chef più all'avanguardia hanno osato sperimentare piatti che si potevano definire, per la loro mise en place, sempre più opere d'arte a discapito del sapore.Oltre all'eliminazione della pastasciutta, il Manifesto - di pugno di Marinetti - predica l'abolizione della forchetta e del coltello, dei condimenti tradizionali, del peso e del volume degli alimenti e della politica a tavola; auspica la creazione di «bocconi simultaneisti e cangianti», invita i chimici ad inventare nuovi sapori e incoraggia l'accostamento ai piatti di musiche, poesie e profumi.

Al lancio del Manifesto segue una folta serie di conferenze e banchetti futuristi in Italia e in Francia, l'inaugurazione della taverna «Santopalato» e finalmente, nel 1932, la pubblicazione del libro La cucina futurista di Marinetti e Fillìa. Lo si può a ragione definire uno spensierato e caotico guazzMenù futuristaabuglio di timide e spesso pleonastiche variazioni su ricette del tutto tradizionali, di innovazioni più di forma che di sostanza, di suggestioni esotiche e di vere e proprie freddure, la cucina futurista si riscatta quando propone piatti programmaticamente incommestibili, assemblati con la tecnica dadaista del «cadavere squisito». I futuristi si impegnarono anche a italianizzare alcuni termini di origine straniera, il cocktail divenne così la polibibita (che si poteva ordinare al quisibeve e non al bar); analogamente, il sandwich prese il nome di tramezzino,  il dessert divenne peralzarsi, e il picnic pranzoalsole.

Alcune curiosità: Mike Patton, leader dei Faith No More, si è ispirato all'opera di Marinetti Cucina futurista per comporre il suo secondo album da solista, Pranzo Oltranzista, del 1997. Anche Morgan, poliedrico ed eccentrico, ma soprattutto coltissimo musicista, ha voluto omaggiare la cucina futurista in una trasmissione televisiva, Chef per un giorno, nel 2009, contrapponendo due differenti menù, quello di destra, futurista  e guerraiolo, con spiegazione a parte dello chef e uno di sinistra, contadino e della tradizione con interiora di animali vari. Ricette in pieno stile Morganiano e futurista, cioè con accostamenti assurdi e assolutamente poco invitanti, ma di sicuro di rottura e vera contaminazione! 

Carmen Vicinanza

 

 

 

 

 

10 anni per scrivere Via con Vento.16 anni, invece, sono serviti a Tolkien per completare la Trilogia dell’ Anello.Ma anche 60 ore di fila (senza dormire) per raccontare “Il bambino con il pigiama a righe” o 26 giorni sono bastati a Dostoevskij per completare “Il Giocatore”. Il sito stylist.co.uk ha classificato le più famose opere letterarie scritte in massimo sei settimane:

Quel che resta del giorno

Per il suo romanzo dal quale è stato tratto il film omonimo di James Ivory, lo scrittore giapponese Kazuo Ishiguro, ha impiegato 4 settimane

 

Il bambino con il pigiama a righe

La prima stesura del  romanzo del 2006 dello scrittore irlandese John Boyne, tradotto in 32 paesi, è stata completata in due giorni e mezzo.

 

La lepre e la tartaruga

Una storia di vita e d'amore firmata dalla grande Elizabeth Jenkins che in solo tre settimane scrive quello viene considerato un classico della letteratura matrimoniale.

 

Missione Confidenziale

Sotto massice dosi di anfetamina Graham Greene, autore del famose romanzo, scrisse 2.000 parole al giorno per sei settimane.

 

Non c’è tempo per morire

Il  trentaseiesimo romanzo basato sull'agente segreto James Bond, dell'autore inglese Sebastian Faulks. Scritto in meno di due mesi.

 

Gli anni fulgenti di Miss Brodie

Il romanzo della scrittrice scozzese Muriel Spark del 1961 è stato scritto in solo un mese. La scrittrice fu ispirata da un compito in classe.

 

Uno studio in rosso

Tre settimane per  il primo romanzo di Sir Arthur Conan Doyle sulle avventure del celebre detective Sherlock Holmes, pubblicato nel 1887.

 

Arancia Meccanica

Il romanzo di Anthony Burgess del 1962, simbolo di una generazione è stato , come dichiarato dallo stesso autore,una sorta di gioco buttato giù per denaro in tre settimane”

 

On the Road

Sulla strada, il capolavoro dello scrittore statunitense Jack Kerouac, simbolo della beat generation,è stato scritto in tre settimane a partire dall’Aprile 1951.

 

Il giocatore

I debiti a causa dei problemi col gioco d’azzardo furono invece la motivazione per Fëdor Dostoevskij  per terminare il romanzo prima della scadenza impostagli dal suo editore.Solamente 26 giorni per scrivere un capolavoro e salvarsi dal disastro finanziario.

Giovanni Salzano

Lui è Daniele de Michele, alias DonPasta , e ama la cucina. Ma non quella che invade oramai le case e le strade con programmi e super cartelloni pubblicitari su furgoncini. No. Il progetto di DonPasta è molto di più. Affonda le radici nelle tradizioni gastronomiche delle singole famiglie, ne studia le evoluzioni e i cambiamenti, le differenze da “palazzo a palazzo”.

Leggi tutto: Artusi diventa Remix grazie a DonPasta

 

Parlare di Piero Mastroberardino non è un’opera facile: ci riferiamo a un uomo estremamente istrionico, che nella sua (nemmeno lunghissima) vita ha fatto un po’ di tutto: ordinario di Economia e Gestione delle Imprese nell’Università degli Studi di Foggia è anche l’erede della più antica casa vinicola della Campania, una delle più famose d’Italia, la cui storia è lunga dodici generazioni. Come se non bastasse è un grande maestro della penna, un artista a tutto tondo capace di esprimersi al meglio anche quando si tratta di buttare giù un romanzo.

Leggi tutto: Giro Di Vite, la vibrante emozione di Piero Mastroberardino

 

Esiste un cibo per la sopravvivenza e la disperazione, e uno per i ricordi che diventano tradizione. Uno per l’amore e le sue promesse, e uno per le ingiurie della storia.
Con un ritmo fatto di flashback, attese e improvvise virate, Davide Enia nel romanzo Uomini e Pecore, traccia e lascia allargarsi a macchia d’olio, la storia che ha il viso e la voce dei suoi due protagonisti: Ciro e Giovanni, nonno e nipote, porta dispacci della Seconda Guerra e studente di Storia affascinato dagli insegnamenti del passato.
La città di Roma - e il tempo che s’insinua nella sua essenza - li unisce, l’essere umani e fedeli a se stessi ancora di più.

 

Il racconto si alterna tra un tempo di guerra vissuto da Ciro e riferito attraverso il suo memoriale - con tutto il suo carico di fame, sconforto, angoscia eppur disperata determinazione - e un tempo attuale, dove gli episodi ripercorsi da Giovanni per l’amico Davide sulle vicende del nonno, sono quelli che l’anziano ripeteva fedelmente ogni domenica, davanti alla tavola imbandita che riuniva nel rito la famiglia.
Nonostante le atrocità, e il senso diffuso di spietata risolutezza che guida la guerra, il culmine del testo di Enia è l’amore, insieme ad una volontà, che è bisogno disperato, di aggrapparcisi, nel diritto urlato di una vita da vivere appieno. Il filo rosso che lega il tutto, il cibo. E ad ogni piatto si lega un pezzo di storia.

Così la pasta alla carbonara consumata ad uno stesso tavolo, tra soldati italiani e americani, rappresenta non solo la nascita di una nuova pietanza che da dopo la guerra diventerà basilare nella cucina romana, ma anche quel legame col senso di casa che abbatte le frontiere tra Paesi, accomunando soldati di diversa provenienza nella condivisione di uno stesso destino.
La coda alla vaccinara, nella sua lenta e precisa preparazione riconduce invece Giovanni al primo pasto consumato insieme a Silvia, la donna a cui chiederà di accompagnarlo per il resto della vita, dando forma attraverso sapori e colori al coraggio che lo guiderà a saltare in nome delle emozioni.
O ancora fave e pecorino, fiori di zucca in pastella con mozzarella e alici, baccalà fritto, insalata di puntarelle con acciughe, la concia: tutti piatti la cui preparazione Elsa spiega a Ciro per vincere il terrore, nel momento in cui, dopo avergli offerto riparo in seguito alla consegna del suo ultimo dispaccio, sono costretti a nascondersi in una credenza per evitare di essere scoperti e giustiziati dai soldati tedeschi in rappresaglia, ultima violenza prima della fuga da Roma, quando ormai gli Alleati sono alle porte della città.
Facendo appello all’ultima traccia di forza che gli rimane – quella della disperazione – Ciro mette così al sicuro da un destino senza via di scampo la ragazza che diventerà anni dopo madre dei suoi figli. Lotta, fino all’ultimo, spingendo Elsa a richiamare alla mente i genitori deportati e scomparsi per sempre, attraverso le ricette imparate dalla madre, affidando al sapore dei ricordi la salvezza di entrambi e di coloro che nasceranno negli orizzonti chiari di un domani possibile. 

Qualche passo da Uomini e Pecore edito da EDT:

«Raccontami cosa cucini.» (…)  Dai, Elsa. Raccontamelo ora.>> È un sussurro.  «La concia.»

<< Brava Elsa, bravissima.>> 

La nuova azione dei soldati ha inizio. Hanno sfondato il portone del palazzo.
«Le zucchine si tagliano a cerchi sottili e si mettono ad asciugare dentro un panno per mezza giornata.» 
Un gruppo inizia a salire su per le scale.

«Si friggono e si uniscono a una marinata di aceto, aglio e basilico.»  Sono quasi arrivati al nostro pianerottolo.

«Si salano.» Sono in tre.
«Si lasciano riposare per un giorno intero prima di servirle.» E la porta di casa viene buttata giù da un calcio."

 

Micole Imperiali

Altri articoli...