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Teo Musso non è un uomo qualsiasi. Oltre a possedere e giostrare con estrema abilità innate doti comunicative, è una di quelle persone che porta sulle spalle un bagaglio culturale ed esperienziale non da poco; tanto da essere considerato come uno dei principali protagonisti della scoperta e della valorizzazione (estremamente attuale) della birra artigianale italiana. E in fondo il suo curriculum parla chiaro, con esperienze in giovane età in Francia, alla scoperta di un mondo di odori e sapori, fino alla esperienza lavorativa in Belgio per il produttore Brasserie d’Achouffe dove assimila i segreti e le tecniche per realizzare un prodotto di qualità in un paese ancora “vinocentrico”.

La perseveranza è la chiave del suo successo, emersa con forza nella serata dedicata ad altri due tosti uomini della ristorazione, Cristiano e Salvatore de Rinaldi proprietari della B-Zone- La Taverna di Bacco sulla collina vomerese.
Sono stati necessari due anni di preparazione per dare vita al classico panino per hamburger in stile americano, che potesse sposarsi adeguatamente con i burger home made e le salse artigianali. Un lavoro scrupoloso di scelta delle materie prime ed accostamenti con birra, alcune proprio con quelle di Teo.

E così abbiamo (tra i numerosi presenti in menù) il Saki con battuta di pollo, pomodorino del piennolo, songino, crema di formaggio fresco con l’ Isaac Baladin o un panino a lui dedicato con  hamburger di fassone Piemontese, radicchio trevigiano, formaggio di Bra abbinato alla sua Super Bitter Baladin.
Tra un morso ed un altro si apprezzano le curiosità e le storie del birraio piemontese: l’Isaac è dedicata ad esempio a suo figlio, mentre la Super Bitter è un po’ una presa in giro delle birre amare perché la sua <<amara non è>>.

<< Dobbiamo essere orgogliosi di quello che abbiamo fatto. Si è passati a capire che la birra è fatta da prodotti che arrivano dalla terra, di sensazioni, di sapori che possono essere molti diversi dalla birra a cui siamo abituati. Il movimento è nato 20 anni fa e ci sono migliaia di etichette di birra, cosa impensabile quando io nel 1997 ho fatto le prime bottiglie>>.

<<Penso che tutto il mondo della birra artigianale devono tanto al mondo del vino, al mondo della passione che ha portato alla fine degli anni 80 e tutti gli anni 90 a riavvicinare gli italiani alla cultura dell’assaggio, a mettere il naso nel bicchiere. E proprio questa nuova cultura dell’assaggio con attenzione è quello che ci ha spianato la strada a costruire una realtà diversa della birra>>.

<<Tra il 1997 e il 1998 portavo le birre di persona nei ristoranti. Su 100 ristoranti solo tre avevano il coraggio di metterla a tavola, gli altri se la bevevano stesso i ristoratori (ride)>>.

Tre incisi per comprendere un cambiamento mentale, sociale e culturale di questo paese passato attraverso chi ha vissuto in prima persona quegli anni. Ma anche un insegnamento di vita: vale la pena arrendersi quando abbiamo tra le mani un progetto così vincente? Ora sapete anche la risposta.

 

Massimiliano Guadagno